07/05/14

La caduta dei capelli

Il ciclo di vita del capello
Il capello, come gli altri peli di cui è ricoperto il nostro corpo, è composto principalmente da due parti: quella visibile chiamata lo stelo (o fusto), e quella interna, il follicolo pilifero. Il follicolo è a sua volta composto da due parti: la radice e il bulbo, segmento preposto alla generazione del capello. La parte del follicolo pilifero è una vera e propria macchina in movimento, che cambia fase durante gli anni, dando così vita al ciclo del capello. La fase anagen è la fase della crescita del capello. Dura da due a sette anni (nella donna può arrivare a sette, nell’uomo normalmente a quattro). Il capello cresce circa di 1/1,5 centimetri al mese e per un certo tempo “coabita” con il vecchio pelo non ancora eliminato. Nella seconda fase, la fase catagen, si assiste a una riduzione progressiva delle funzioni vitali. Questa seconda fase dura in media 15 giorni. Nella terza fase, la fase telogen, o fase del riposo, cessano tutte le attività vitali e dura mediamente 3/4 mesi. Dopo 3/4 mesi dalla nascita, quindi, il capello cade per mancanza di ancoraggio e per la spinta del nuovo capello in crescita, perché dopo circa 3 mesi dall’entrata nella fase telogen un follicolo sano riprenderà la fase produttiva delle cellule.


È quindi naturale che tutti i giorni un certo numero di capelli cada. Una caduta normale varia da 20 a 50 capelli al giorno, ma può arrivare tranquillamente fino a 100 nelle persone bionde che hanno un maggior numero di follicoli. Se i capelli sono per nell’80-90% in fase anagen non si dovrebbe verificare nessun diradamento, e tutti i capelli persi vengono sostituiti da quelli nuovi. Si parla quindi del problema della caduta dei capelli per indicare quelle situazioni in cui oltre alla normale perdita, si verifica anche il diradamento.

Circostanze di maggiore caduta
Sebbene i capelli umani sono asincroni, ovvero hanno cicli di crescita sfalsati fra loro per evitare le mute come in alcuni animali, esistono situazioni in cui si verifica una maggiore caduta dei capelli. Una di esse è senz’altro il “defluvium stagionale” che determina una maggiore attività di caduta nella stagione autunnale e primaverile (ma in alcuni individui può avvenire in altre stagioni). Normalmente si risolve da sola in 1-2 mesi, ma può a volte trasformarsi in una forma cronica. Quando la percentuale dei bulbi a riposo supera i valori normali si parla di “defluvium telogenico acuto o cronico”. I bulbi in fase di crescita risultano essere di numero troppo esiguo rispetto al bulbi in fase telogen e quindi si può presentare il problema del diradamento. Il defluvium telogenico si manifesta soprattutto nelle donne in età fertile (più raramente negli uomini). Si manifesta quando il meccanismo delicato del ciclo del capello si inceppa, la fase attiva dura meno tempo del normale e quindi una maggiore quantità di follicoli entra in modo prematuro nella fase telogen. Tra le possibili cause, numerosissime, giocano un ruolo fondamentale alcune carenze alimentari dovute a diete squilibrate, alcune malattie infettive o infiammatorie, alcuni tipi di farmaci assunti per lunghi periodi, lo stress psico-fisico e l’allattamento. Si parla invece di “alopecia androgenetica” (volgarmente chiamata calvizie) quando si è in presenza di una anomalia dell’attività della 5alfa-reduttasi di tipo II, un enzima responsabile della trasformazione del testosterone in diidrotestosterone (Dht), il metabolita più attivo del testosterone. Gli effetti sono il rimpicciolimento del bulbo e la sua progressiva e finale riduzione dell’attività, che causa la perdita definitiva del capello. La calvizie si manifesta maggiormente nella parte fronto-occipitale, e colpisce sia uomini che donne, con maggior frequenza negli uomini e nella razza caucasica.

I rimedi
Gli interventi specifici per arrestare il fenomeno del diradamento della capigliatura si basano sull’elemento comune alla diverse patologie, ovvero il fatto che i follicoli progrediscono più velocemente del normale dalla fase anagen a quella telogen. L’obiettivo di un intervento efficace mirerà quindi all’allungamento della fase anagen, incrementando l’attività cellulare. In particolare è necessario contrastare il precoce invecchiamento del bulbo provocato dallo stress ossidativo che arriva fino alla completa inattività (apoptasi).
La leggera azione meccanica esercitata durante il lavaggio dei capelli favorisce la caduta di quelli che comunque sono già destinati a cadere in altri momenti. Lavare i capelli con una  frequenza normale, con prodotti equilibrati e non aggressivi favorisce la rimozione della desquamazione cutanea, regolarizza l’eccesso di secrezione e rimuove lo sporco. I prodotti specifici che contrastano la caduta (shampoo o lozione) dovranno contenere sostanze atte a stimolare le risorse energetiche delle cellule ed avere un’azione antiossidante, per contrastare il processo di rimpicciolimento del bulbo, migliorando la circolazione dei capillari peribulbari. Tra le sostanza naturali che possono aiutare a contrastare il problema si possono scegliere quelle ricche di acidi grassi (acido linoleico e palmitico), le sostanza vasoattive come l’acido laurico, gli antiossidanti, le sostanze che stimolano la microcircolazione del cuoio capelluto e quelle che, avendo azione di fitoestrogeni naturali, contribuiscono alla conversione del testosterone in estrogeno a livello del follicolo pilifero.

2 commenti:

  1. Ciao, potrei avere l'email del webmaster? Mi potete contattare all'indirizzo matteogreco6@gmail.com
    Grazie!

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  2. certamente, se lasci scritto il motivo per cui vuoi contattare il blogger
    Monica C.

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