27/02/12

La scelta dei prodotti di make up

Creme, trucchi e profumi rimangono a contatto della pelle praticamente per tutta la giornata. È molto importante quindi scegliere dei prodotti adatti che rispettino le caratteristiche fisiologiche della nostra cute. La prima vera attenzione che dobbiamo avere riguarda le reazioni allergiche. Alcuni componenti, infatti possono provocare fastidiosi arrossamenti e dermatiti allergiche e, per quanto riguarda i prodotti a contatto con gli occhi (ombretti, mascara, matite), irritazioni e lacrimazione.
È buona norma verificare sulle confezioni che il prodotto che acquistiamo sia anallergico e, nonostante ciò, è opportuno provarlo prima su una piccola superficie della cute. I prodotti da spalmare sul viso, come creme e fondotinta, non devono risultare occlusivi e lasciare una buona traspirazione della pelle. Inoltre dovrebbero contenere un filtro per i raggi Uva e Ubv, dannosi per la pelle. Particolare attenzione va posta agli ingredienti dei rossetti, visto che piccole quantità di prodotto possono essere anche ingerite. I rossetti, inoltre non devono seccare le labbra ma nutrirle e tenerle idratate.
Il rischio maggiore è la presenza di metalli pesanti, soprattutto mercurio e piombo, che si trovano spesso nei prodotti contraffatti che imitano quelli di grandi marche. La presenza di questi metalli risulta essere molto dannosa per la salute e le reazioni allergiche possono degenerare anche in shock anafilattico.
Nel caso di allergie, di pelli particolarmente sensibili o alla presenza di acne è opportuno farsi consigliare dal proprio dermatologo sui prodotti da utilizzare.
I cosmetici di marca offrono sicuramente più garanzie visto che devono rispettare alcuni standard di qualità, che inevitabilmente ne fanno aumentare il costo. Nel caso di acquisti online è raccomandabile recarsi sui siti ufficiali delle case di produzione, diffidando sempre di offerte e svendite.
Una buona regola, inoltre, è rimuovere i prodotti di make up quando si fanno attività sportive o durante l’esposizione al sole.

24/02/12

La cura della pelle del bambino: l’irritazione da pannolino

La pelle è la prima barriera difensiva dalle aggressioni esterne, per questo è fondamentale per la salute e il benessere complessivo dell’individuo. Nel bambino piccolo, la pelle è particolarmente importante perché costituisce il veicolo privilegiato dello scambio affettivo con la mamma, ma, come ogni altro organo, anche la struttura della pelle è in formazione e ha un equilibrio molto delicato. È quindi necessario prendersene cura con attenzione e utilizzare prodotti appositamente studiati.
La vera barriera dalle aggressioni esterne è costituita dallo strato più esterno della pelle, l’edipermide, sulla quale i grassi prodotti dalle ghiandole sebacee e il sudore formano un film protettivo che mantiene l’elasticità e l’idratazione necessarie. Il PH della pelle riuslta essere leggermente acido per meglio proteggere l’aggressione dei microrganismi dannosi. L’epidermide del bebè è ancora molto sottile e non rappresenta quindi una protezione efficace come negli adulti. Per questo motivo il bambino piccolo è più soggetto ad aggressioni di batteri e agenti estranei che possono provocare problemi di varia natura e intensità. Si rendono necessarie un’attenzione e una cura maggiori sia nell’igiene sia nella prevenzione e nel trattamento dei problemi che possono insorgere.
Il disturbo più frequente nei bambini piccoli è senz’altro la dermatite da pannolino, ovvero l’arrossamento della zona a contatto con il pannolino. Questo disturbo è causato da vari fattori legali all’utilizzo del pannolino: lo sfregamento continuo, il contatto con feci e urine che contengono sostanze irritanti, l’ambiente caldo-umido in cui la zona è costretta a rimanere per un lungo periodo della giornata. Per cercare di ridurre il problema è consigliabile cambiare spesso il pannolino, lavare il sederino accuratamente evitando l’uso di detergenti irritanti, asciugare bene con un asciugamano morbido e lasciare respirare la pelle all’aria per il maggior tempo possibile. Un valido aiuto può essere l’uso di una crema lenitiva da applicare al cambio del pannolino, purché non contenga sostanze irritanti o occlusive. Una buona pasta lenitiva e protettiva aiuta a mantenere in equilibrio lo strato grasso della pelle e la sua giusta idratazione, proteggendo anche la pelle dal contatto con le feci e le urine e aiutando l’epidermide a rigenerarsi. Per maggiore praticità si possono scegliere paste spalmabili che non richiedono di essere asportate tra un’applicazione e l’altra.

22/02/12

Il grano Kamut

La varietà chiamata Kamut designa la sottospecie di grano Triticum turgidum, ed è un incrocio tra il grano comune e la sottospecie Polonicum (o grano Khorasan) tipico della regione iranica. Si pensa sia stato coltivato già nell'antichità, nella zona della mezzaluna fertile, più di 5 mila anni fa. I suoi chicchi sono di dimensioni più grandi rispetto a quelle del grano comune: per questo motivo è chiamato anche "grano gigante"
Kamut, il cui nome sembrerebbe significare "anima della terra", è un marchio registrato del 1990 dalla società americana Kamut International, nel Montana, col nome ufficiale di QK-77 e proviene dalle pianure di alcuni stati degli Usa dove è coltivato col metodo "bioetico".
Questo parente stretto del grano duro è noto per il suo alto valore nutrizionale ed energetico, che lo rende apprezzabile in particolar modo dagli atleti. La sua composizione, ricca di glutine, lo rende idoneo alla preparazione della pasta e dei prodotti di forno.
Rispetto agli altri tipi di grano, la varietà Kamut contiene otto minerali, molti più aminoacidi e una maggiore concentrazione di grassi, proteine e vitamine. Anche se per l'alto contenuto di glutine il Kamut non è adatto all'alimentazione dei celiaci, in generale sembra invece maggiormente tollerato dalle persone allergiche al grano comune. Studi condotti negli Usa hanno dimostrato che almeno il 70% delle persone intolleranti al grano non presenta reazione allergica verso la varietà Kamut.
Provenendo poi da coltivazioni in pianure aride, il Kamut ha un minor tasso di umidità: questo lo rende meno attaccabile dagli insetti e la farina ottenuta dalla macinazione è meno ossidabile.
Attualmente i prodotti commecializzati a base di grano Kamut comprendo, oltre alla pasta, i cereali integrali in chicchi, le farine, i cerali in fiocchi, merendine, pane, couscous, biscotti, sfoglatine. Il Kamut è disponibile anche come succo e sottoforma di erba.

17/02/12

I carotenoidi

Nelle piante e negli organismi in genere capaci di sintetizzre la luce, come le alghe, alcuni tipi di funghi e alcune specie di batteri, sono presenti questa classe di pigmenti organici, che vengono normalmente suddivisi in due classi: i caroteni, ovvero quelli privi di ossigeno; e le xantofille, che contengono ossigeno. Negli organismi che li contengono, i carotenoidi svolgono funzioni accessorie al processo della fotosintesi. Il più conosciuto di questi pigmenti è il ß-carotene, responsabile, tra l'altro, della colorazione arancione della carota.
Gli animali non sono in grado di sintetizzare i carotenoidi e devono perciò assumerli tramite l'alimentazione. Questi pigmenti hanno funzioni importanti anche negli animali, in quanto sono in grado di aggregare ed eliminare i radicali liberi, influendo positivamente sul sistema immunitario. Per questa ragione, oltre a essere precursori delle vitamine, i carotenoidi sono studiati oggi come protettori di svariate patologie, soprattutto quelle derivanti dalla presenza di agenti aggressivi quali il fumo, l'inquinamento, l'esposizione ai raggi solari, l'attacco di virus e batteri.
I carotenoidi che non dovrebbero mancare nella dieta umana sono l'a-carotene, che ha importanti funzioni antiossidanti; il ß-carotene, il precursore della vitamina A (retinolo). la luteina, che oltre ad agire da antiossidante, ha proprietà protettive della vista in quanto previene la degenerazione della macula senile; il licopene, con proprietà antitumorali.
I carotenoidi vengono assunti dall'uomo principalmente attraverso la frutta e la verdura. Poiché i carotenoidi sono responsabili della colorazione degli organismi che li contengono, tutti i vegetali con colorazione dal giallo pallido al rosso acceso sono fonte di carotenoidi (zucca, carota, anguria, peperone, pomodoro, ananas, agrumi). Ma anche i vegetali a foglia verde come broccoli o prezzemolo, il mais, salmone e gamberetti contengono alcuni tra gli oltre 600 tipi di catoteniodi.

16/02/12

L’acerola

L’acerola (Malpighia glabra) è una pianta arbustiva spontanea tipica dell’America centrale e meridionale che cresce in terreni argillosi ricchi di humus. Produce frutti molto simili alle ciliegie, ma che al loro interno sono strutturati in spicchi. I frutti, con variazioni dipendenti dal grado di maturazione, contengono un elevato concentrato di vitamina C, il più alto in natura dopo quello contenuto nel frutto della Terminalia ferdinandiana, albero di grandi dimensioni caratteristico della zona australiana. Negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Europa la commercializzazione del succo del frutto dell’acerola, proprio per l’alto contenuto di vitamina C. Il frutto dell’acerola, infatti, concentra oltre 20 volte la quantità di acido ascorbico contenuta nell’arancia, arrivando a contenerne circa 1.600 milligrammi per etto. Per le sue caratteristiche l’acerola è particolarmente indicata per il trattamento delle affezioni delle vie respiratorie (faringiti, tracheiti, tonsilliti) anche in associazione con propoli e rosa canina, nelle affezioni del cavo orale (stomatiti, gengiviti, afte), per stimolare il sistema immunitario e in tutti i casi di carenza di vitamina C.
Oltre all’elevato concentrato di vitamina C, l’acerola contiene discrete dosi di provitamina A, vitamine del gruppo B, bioflavonoidi, tannini e sali minerali (soprattutto calcio, ferro e magnesio).
Avvertenze: l’eccesso di vitamina C può favorire la formazione di ossalati che danno origine ai calcoli renali. Sconsigliato anche l’assunzione in caso di acidità gastrica.

14/02/12

I disturbi della menopausa

L’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione pone la donna di fronte a un fatto insolito: passare quasi metà della propria esistenza senza estrogeni. All’allungamento dell’attesa di vita media della popolazione femminile (che oggi oscilla tra 83 e gli 86 anni), infatti, non corrisponde un altrettanto prolungamento dell’età fertile. Anche ai giorni nostri l’età media della menopausa rimane intorno ai 50 anni. Si prospettano quindi molti anni in cui la donna deve vivere senza produrre questi ormoni, che, oltre che per la procreazione, sono fondamentali per tantissime altre funzioni.

Il ruolo degli estrogeni. Gli estrogeni, infatti, hanno un ruolo primario nel mantenere elastica la pelle e le mucose, soprattutto quelle della vescica e della vagina, proteggendo da noiosi fastidi quali bruciori e irritazioni. Ma sono fondamentali anche per l’elasticità delle arterie, riducendo il rischio cardio-vascolare, e nel metabolismo dei grassi, soprattutto del colesterolo. Gli estrogeni, inoltre, interagiscono con le cellule delle ossa garantendo una buona calcificazione. L’attività delle cellule che si trovano nel tessuto osseo (osteoclasti e osteoblasti) è regolata dagli ormoni (il testosterone nell’uomo e gli estrogeni nella donna). Quando termina la produzione di estrogeni, quindi, la donna tende a perdere calcio.
Quando la diminuzione della produzione di estrogeni segna l’inizio della menopausa, appaiono subito i primi sintomi. Il mestruo diviene dapprima irregolare per poi sparire del tutto, si presentano le vampate di calore e sono frequenti gli sbalzi di umore, la stanchezza, la ritenzione idrica e la tendenza ad aumentare di peso.
L’intensità e la frequenza di tali disturbi sono diversi da soggetto e soggetto e possono essere controllati con una buona alimentazione e uno stile di vita salutare. Questi fattori sono utili anche a prevenire anche le malattie degenerative che possono accentuarsi con l’età della menopausa, quali l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’iperglicemia, l’osteoporosi e tutte le malattie croniche che possono derivarne.

Osteoporosi. Il problema dell’osteoporosi è legato ad abitudini e stili di vita tenuti da giovani, quando il calcio si accumula nelle ossa. A tale proposito è fondamentale avere seguito nel passato un’alimentazione corretta, ricca di calcio, fosforo e vitamina D. La vitamina D è preposta a fissare il calcio nelle ossa ed è estremamente fotosensibile, quindi la sua funzione viene aiutata con uno stile di vita che prevede lunghi periodi all’aria aperta, come quello degli sportivi. Nella prevenzione dell’osteoporosi può essere d’aiuto l’assunzione di fitoestrogeni naturali, che sembrerebbe anche utile a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e prevenire le conseguenti patologie in ambito cardiovascolare, oltre a diminuire il rischio di tumori alla mammella. In particolare la molecola degli isoflavoni (contenuta nella Soia, nel Trifolium pratense, nel Black cohosh e in altre piante) presenta una struttura molto simile a quella degli estrogeni umani.

Vampate di calore. Sebbene una recente ricerca effettuata al Memorial Hospital di Chicago su 60 mila donne abbia rilevato che la presenza delle vampate di calore (soprattutto nella fase iniziale della menopausa) siano collegate alla diminuzione del rischio di infarto e ictus, questo disturbo è considerato dalla maggior parte delle donne il più fastidioso e il più frequente. La vampata di calore avviene in conseguenza di uno sbalzo repentino di temperatura che dà inizio un’abbondante sudorazione e all’arrossamento di viso, collo e nuca. Le vampate di calore hanno una maggiore frequenza la notte, contribuendo a una cattiva qualità del sonno.

Tra le sostanze naturali utili a ridurre i sintomi della menopausa si possono trovare il tè verde e la papaya, che aiutano a combattere la ritenzione idrica e facilitano l’eliminazione dei grassi accumulati. Gli estratti di lino favoriscono la riduzione delle vampate di calore, mentre melissa officinalis, luppolo e melatonina riducono l’irritabilità e regolano il ritmo veglia/sonno.
Le terapie ormonali sostitutive (Tos) sono il rimedio estremo, quando i disturbi della menopausa influiscono negativamente e compromettono  la qualità della vita sociale, lavorativa e sessuale della donna. 

13/02/12

I problemi della dentizione

Nella vita del bambino la dentizione è un evento assolutamente fisiologico e molto personale e, nella maggior parte dei casi, è accompagnata da qualche fastidio, variabile per intensità e durata. Solitamente, le manifestazioni che accompagnano la comparsa dei denti sono una salivazione piuttosto abbondante (dovuta alla maturazione dell’attività delle ghiandole salivari), la necessità di mordere qualsiasi oggetto e gonfiore insolito delle gengive. Il bambino diventa molto irritabile, la temperatura delle guance sale e il sonno non è tranquillo. In qualche caso è anche possibile la comparsa della febbre (non superiore a 38°) e episodi di diarrea.
La comparsa dei primi dentini, quelli volgarmente chiamati da latte, ovvero i denti decidui, avviene in genere tra il quarto e il quinto mese, e continua fino ai 24-30 mesi. Anche se le date possono variare tra bambino e bambino, le età indicative per la comparsa dei decidui sono le seguenti: dal quinto al nono mese per gli incisivi centrali inferiori; ottavo-dodicesimo mese per gli incisivi centrali superiori; tra il decimo e il dodicesimo mese per gli  incisivi laterali superiori e tra il dodicesimo e il quindicesimo mese per quelli inferiori; i primi molari compaiono tra il decimo e il sedicesimo mese; per ultimi i canini e i secondi molari spuntano tra il sedicesimo e il trentesimo mese.
Come si evince, il periodo della dentizione è una fase lunga nella vita del bambino; è quindi consigliabile qualche accorgimento per cercare di alleviare i fastidi che questo processo può provocare. La voglia di mordere qualsiasi oggetto è causata dall’infiammazione delle gengive: il dentino in crescita deve perforare la gengiva, che è molto resistente. Questa è la fase peggiore della dentizione, perché l’infiammazione gengivale può a volte essere molto dolorosa. Per dare sollievo alle gengive del bebè si può comprargli un anello da dentizione refrigerante (oppure raffreddarlo nel frigorifero). Il freddo, infatti, lenisce l’infiammazione e l’anello sarà perfetto per il suo bisogno di mordere. Oltre che in plastica, gli anelli da dentizione esistono anche in legno naturale. Per rispondere alla necessità di mordere, potete anche dargli verdura fredda come carote e finocchi.
La febbre e la diarrea, se associati alla dentizione, sono fenomeni che tendono a sparire entro le 48 ore, quindi non è il caso di intervenire se non inserendo nell’alimentazione qualche alimento astringente come crema di carote e di mela. Attenzione a non attribuire sempre i fenomeni di febbre e diarrea alla dentizione, se si protraggono per diversi giorni, poiché possono essere cause di patologie diverse.

Ecco alcuni siti dove potete visualizzare e scegliere gli anelli da dentizione per il vostro bambino:
http://www.tigex.com
http://www.ipiccolissimi.it
http://www.futuriastore.com
http://www.babywalz.it