30/12/13

Una coltivazione di 10 mila anni fa può risolvere i problemi di celiachia

Nella tasca della mummia ritrovata vent’anni fa sulle Alpi Venoste furono scoperti tre semi. Incuriositi, i ricercatori cominciarono a studiarne le caratteristiche genetiche. Si scoprì che si trattava di semi di farro monococco, la specie di frumento più antica conosciuta, coltivata nel Medio Oriente già nel Mesolitico, circa 10 mila anni fa. Rispetto al farro classico, il monococco risulta essere maggiormente proteico e ricco di carotenoidi, tocofenoli e minerali. E con un basso contenuto di glutine non tossico. Ecco perché sta tornando nell’alimentazione moderna con successo.
Le caratteristiche del cereale, infatti, hanno destato l’attenzione dei nutrizionisti e nel 2006 il Consiglio per la  ricerca e la sperimentazione in agricoltura ha partecipato a un bando della Regione Lombardia per reintrodurre il farro monococco in cultura: insieme con l’Università di Milano e alla Fondazione pianura bresciana è stata avviata una filiera completa. L’esperimento ha avuto successo (seppure il farro è considerato un settore di nicchia), la domanda è aumentata e le coltivazioni si sono estese a tutto il paese. Perché, se è vero che la resa della coltivazione è circa la metà del grano tradizionale, di contro la qualità è decisamente superiore.
Nel farro monococco (o farro piccolo), infatti, ogni spiga porta una singola cariosside (chicco), raramente due: per questo motivo è una specie con scarsa resa e alti costi di lavorazione. Ma è una specie molto resistente alle malattie e necessita di poco concime. Le tecniche colturali, inoltre, sono a basso impatto ambientale.
Visto il trend in aumento, si stanno già sperimentando le applicazioni culinarie: pasta fresca o al bronzo, dolci secchi e una miscela con farina integrale per la pasta della pizza.
Il tutto per rispondere alla domanda sempre più crescente di una cucina sana e soprattutto digeribile. Le coltivazioni intensive ad alto contenuto di glutine hanno infatti fatto crescere negli ultimi dieci anni il numero dei casi di celiachia e di intolleranze.

09/12/13

Medical fitness: lo sport prescritto come medicina

Potrebbe arrivare proprio dai medici di base la ricetta per risollevare le sorti dei circoli e dei centri sportivi, in crisi gestionale da molti anni e insediati dal dilagare di un nuovo fenomeno di mercato: i “club low cost”. Da una parte i circoli e i club devono rendersi conto che i servizi offerti finora (che nel passato avevano rappresentato un fattore di crescita costante) ormai sembrano inadeguati e inappropriati per avere successo, e trovare nuovi sistemi per attirare e fidelizzare la clientela. In questo senso una mano potrebbe arrivare addirittura dalle linee guida dei governi.



Negli Stati Uniti, il crescente aumento della spesa sanitaria fa prevedere che entro il 2030 i costi saranno tre volte maggiori della fine degli anni ’90. Per ridurre questo esborso che pesa sul bilancio dell’economia del paese già colpito come tanti altri dalla crisi globale, il governo sta cercando un modo per ridurre questa voce di bilancio. E ha pensato proprio al settore fitness, in grado di dare un contributo fondamentale al miglioramento della salute dei cittadini. I centri di attività sportiva potrebbero così lavorare in sinergia con i medici di base per offrire servizi adeguati alle esigenze salutistiche, cercando di attirare la popolazione sedentaria.
È sempre più scientificamente provato, infatti, che l’attività fisica è fondamentale nella prevenzione di molte patologie (ictus, infarto, diabete, osteoporosi). Un’opportunità, quella del Medical fitness, a beneficio della popolazione e degli operatori del settore, che hanno dato il via negli ultimi tempi a Medical fitness club, Medical spa, Medical fitness studio ecc. 
Negli soli Stati Uniti i Medical fitness center sono passati negli ultimi dieci anni da circa 200 a 1300. Oltre alla nascita di questa nuova tipologia di centri (che sono quasi sempre gestiti direttamente dagli ospedali), si sta registrando un cambiamento nei servizi offerti dai club tradizionali: mentre prima gli avventori erano quasi sempre atleti che frequentavano per il mantenimento della forma, ora ci si rivolge a chi in forma non lo è e lo vuole diventare, soprattutto nell’ottica della medicina preventiva e non tanto nell’ottica di finalità agonistiche. Secondo i dati del Ministero della salute, i medici sembrerebbero pronti a prescrivere l’esercizio fisico come farmaco preventivo e curativo.
Ora sta ai centri e ai club attrezzarsi per soddisfare la domanda: indagini sui bacini di utenza dei centri in relazione al numero dei pazienti dei medici della zona potrebbero far pensare a un incremento anche di mille soci. Soci che arriverebbero con problematiche differenti dagli utenti classici: persone anziane, con patologie ben precise, che necessitano di programmi personalizzati e di persone in grado di seguirli costantemente. E da non sottovalutare poi il problema economico: se si rende necessario per la salute fare attività fisica per tutta la vita, gli abbonamenti annuali ai club devono essere rivisti in quest’ottica. 

20/11/13

Ecco come il neonato “impara” a respirare

Prima che venga tagliato il cordone ombelicale, il bambino ha già emesso il suo primo respiro. Questo normalmente si verifica entro 30 secondi dalla nascita, diversamente dovranno iniziare le attività di rianimazione.
Il primo respiro è un’attività del tutto nuova per il neonato. Infatti, fino a quel momento, l’ossigeno gli veniva fornito tramite la placenta, così come il nutrimento.
Dal momento della nascita, invece, l’ossigeno deve arrivare dall’esterno. Per passare a questo tipo di respirazione, tutta la circolazione sanguigna subisce una trasformazione completa.
Prima della nascita tutto il sangue affluisce nel corpo traversando il cuore e passando liberamente dal ventricolo sinistro a quello destro. Il flusso ematico è generalmente di tipo destra-sinistra, a causa delle più alte resistenze polmonari. Il canale di comunicazione interno fra le due parti del cuore, che garantisce il flusso di sangue fra l’arco dell’aorta e l’arteria polmonare, chiamato “dotto arterioso di Botallo” è mantenuto aperto dagli elevati livelli di prostaglandine prodotte principalmente dalla placenta.
Dopo la nascita, il sangue del ventricolo destro è costretto a passare dal cuore ai polmoni, per arricchirsi di ossigeno. Poi dovrà passare al ventricolo sinistro che ha il compito di pomparlo in tutto il corpo. Da qui, terminato il suo circolo, tornerà nel ventricolo destro dove il ciclo ricomincerà.
Ma quando e come avviene il cambiamento della circolazione? È durante il parto che succede il miracolo. Mentre viene partorito, il bambino subisce una pressione sul torace: questo favorisce lo svuotamento dei polmoni, pieni di liquido amniotico, che così sono pronti a espandersi a contatto con l’aria.


Il primo respiro crea una depressione nel cuore che fa chiudere il dotto di Botallo; il mancato apporto delle prostaglandine della placenta ne favoriscono la chiusura. Il dotto si chiuderà completamente nel giro di uno/due giorni, i lembi si incollano fra loro rendendo impossibile il passaggio diretto di sangue fra le due parti del cuore e lo scambio fra sangue venoso e arterioso.
Crollate le resistenze polmonari, il flusso ematico si inverte e diviene di tipo sinistra-destra.

30/10/13

I capelli e le doppie punte

Uno dei tanti problemi che possono avere i capelli sfibrati è quello delle cosiddette “doppie punte”, patologia che in termine scientifico viene chiamata tricoptilosi
Principale responsabile del fenomeno è l’assottigliamento degli strati cellulari che compongono il fusto e della cheratina, una proteina che ricopre il capello e ne mantiene l’elasticità, la flessibilità e la resistenza agli stress.
Con l’indebolimento del suo rinforzo esterno, il capello comincia a separarsi nel senso della lunghezza. La doppia punta, a coda di rondine, si può estendere anche per tutta la lunghezza del capello.
Le cause dell’indebolimento vanno cercate principalmente in fattori esterni: lavaggi, spazzolate, prodotti per tinte o permanenti, asciugature con il phon troppo vicino al fusto o eseguito con aria troppo calda.
Altri fattori che possono causare le doppie punte possono essere di origine interna, come il deperimento organico, lo smog o l’eccessiva esposizione ai raggi del sole.
Purtroppo non c’è nessun rimedio che possa “ricucire” il capello separato. L’unico modo per eliminare le doppie punte è quello di tagliarle, preferibilmente appena formate, per evitare che intacchino tutto il fusto (qualche centimetro ogni 15 giorni circa).
Esistono prodotti che avvolgono il capello sigillando le doppie punte, ma è un rimedio temporaneo. Appena il capello viene lavato o spazzolato la doppia punta si ripresenta.
Qualche accorgimento si può usare invece per prevenire il problema, che si presenta con frequenza maggiore in caso di capelli secchi.
La prima cosa da evitare sono le spazzolate troppo frequenti e l’abitudine di usare il pettine dalle punte verso la testa per dare volume alla capigliatura: in questo modo la cuticola che riveste il capello può danneggiarsi.
Durante l’esposizione al sole o in caso di trattamenti termici (stirature e piastre) è buona abitudine proteggere i capelli con appositi prodotti. In ogni caso questi trattamenti, così come tinte e permanenti, vanno fatti poco frequentemente.
Durante l’asciugatura con l’asciugamano, i capelli non fanno sfregati ma tamponati delicatamente. Se è possibile è meglio evitare di asciugarli con il phon. Evitare anche l’uso di elastici non ricoperti da tessuto.

09/10/13

Le macchie brune della pelle

Le odiose macchie brune che si formano principalmente sul viso e sulle mani compromettono il desiderio di ogni donna di avere un colorito omogeneo e radioso. Queste zone iperpigmentate sono causate da una eccessiva produzione di melanina, il pigmento responsabile del colorito cutaneo.
La melanina è normalmente prodotta da specifiche cellule epidermiche, i melanociti. Queste cellule contengono un aminoacido chiamato L-tirosina che, in vari passaggi, viene trasformato in melanina. La melanina prodotta viene trasferita a tutte le cellule circostanti.
Questo complesso processo va a determinare:
- il colorito della carnagione (pigmentazione costituzionale);
- il fototipo, ovvero il grado di reattività all’esposizione ai raggi Uv (pigmentazione facoltativa, ossia l’abbronzatura).
Le macchie più scure della pelle hanno in genere due origini:
- ereditarie (nevi e lentiggini);
- acquisite.
Le ipercromie acquisite in genere sono determinate da diversi fattori:
- cicatrici dell’acne;
- fattori fisiologici transitori come la gravidanza;
- assunzione di farmaci (anticoncezionali);
- applicazione di sostanze foto sensibilizzanti;
- invecchiamento cutaneo.
Questi difetti di pigmentazione sono intensificati dall’esposizione ai raggi solari.
I trattamenti per ridurre i difetti di iperpigmentazione sono complessi e richiedono molto tempo, poiché normalmente il rinnovamento cellulare avviene ogni 28 giorni circa.
In genere i prodotti contro le macchie della pelle agiscono contrastando l’attività dell’enzima tirosinasi e il segnale di stimolo delle melanogenesi e degli enzimi coinvolti nella sintesi della melatonina.

17/09/13

La depressione post-partum si combatte dalla gravidanza

Il grande problema che affligge le gestanti e le neo-mamme è quello legato all’abbassamento dell’umore, un disturbo molto più frequente di patologie organiche come diabete e gestosi, ma preso in esame molto poco negli abituali controlli. Un team di ricercatori dell’ospedale di Pisa, monitorando i casi di disturbo dell’umore delle gestanti, ha scoperto come individuare i soggetti predisposti alla depressione post-partum già dai primi mesi di gravidanza. 
Il gruppo, creato presso l’ospedale universitario di Pisa nel 2004 (Perinatal depression research and screening unit), ha seguito un migliaio di donne, dalla gestazione fino al primo anno di vita del bambino. Perché i disturbi dell’umore in gravidanza possono provocare anche problemi allo sviluppo del feto. Assistendo e aiutando la donna che manifesta depressione fin dai primi mesi di gravidanza, si sono riscontrati risultati nettamente migliori delle mamme aiutate soltanto dopo il parto. 
Il sostegno alle gestanti deve riguardare l’aiuto psicologico, ma anche il regime alimentare e il supporto farmacologico. I risultati sono confortanti: le donne seguite già dalla gravidanza hanno dimezzato le probabilità di incontrare difficoltà nell’accudimento del neonato, riescono a mantenere migliori rapporti col partner, sono meno ansiose e meno depresse.

26/08/13

I problemi della pelle del bambino: la crosta lattea

Uno dei principali problemi della pelle nei piccoli appena nati è quello della crosta lattea, una patina biancastra, causata dall’eccesso di sebo prodotto dalle ghiandole. Questa dermatite seborroica infantile viene così chiamata perché si manifesta  quando il bambino è ancora nutrito unicamente col latte. Solitamente la crosta lattea di risolve nel giro di 3-4 mesi, non lascia segni e non interferisce con la crescita dei capelli. Questo disturbo, che peraltro interessa una piccola percentuale di neonati, non deve destare preoccupazione anche se l’aspetto del bimbo risulta deturpato per la desquamazione giallo-biancastra delle zone colpite. La dermatite seborroica si manifesta soprattutto sulla testa, ma può apparire anche nella zone delle sopracciglia, dietro i padiglioni auricolari, la zona intorno al naso e a volte anche nelle pieghe cutanee delle ascelle e dell’inguine.
Le cause della crosta lattea sono tuttora poco chiare, l’eccessiva stimolazione delle ghiandole sebacee potrebbe dipendere dal passaggio degli ormoni materni nel sangue del feto o da un fungo che normalmente si trova sulla cute. In ogni caso sembra assodato non dipenda dal tipo di alimentazione seguita dalla madre. In campo clinico la crosta lattea è irrilevante poiché non provoca nessun tipo di fastidio al bambino.
Nonostante il problema si risolva spontaneamente in 3-4 mesi, si possono usare prodotti per aiutare la rimozione delle squame formate. In farmacia è possibile trovare emollienti specifici per la crosta lattea, ma è possibile utilizzare anche sostanze oleose come olio di oliva o di mandorla oppure vasellina. Una volta ammorbidite le squame, si dovrà rimuoverle con delicatezza con un pettinino a denti stretti tamponando poi con un batuffolo di cotone.

08/08/13

Le difese naturali contro i pidocchi dei bambini

I pidocchi sono piccoli insetti parassiti del corpo umano dall’aspetto grigio-biancastro e che si nutrono di sangue. L’infestazione dei pidocchi è chiamata pediculosi. I pidocchi vengono classificati in tre categorie, a seconda della zona del corpo in cui si insediano: quelli dei capelli, quelli del corpo e quelli dei peli del pube (piattole). I bambini sono interessati particolarmente dal tipo che infesta il cuoio capelluto, il Pediculus humanus capitis, estremamente frequente fra le comunità infantili e nelle scuole, che interessa i bambini dai 3 anni in poi in una percentuale tra il 5 e il 22%. Il pidocchio adulto, lungo circa 1-3 millimetri, è visibile a occhio nudo. Il suo ciclo vitale è di 1-2 mesi. Le femmine producono circa 5-10 uova al giorno e le depositano strettamente attaccate ai capelli, in prossimità del cuoi capelluto. Le uova, o lendini, hanno un millimetro massimo di un millimetro e sono di colore giallo-grigio opaco. Dopo circa una settimana dalle lendini nasce l’insetto giovane (ninfa) che inizia a nutrirsi del sangue della persona parassitata e in una settimana arriva alla piena maturazione, diventando a sua volta in grado di deporre le uova. Per nutrirsi di sangue, l’insetto utilizza una struttura tubolare che penetra il cuoio capelluto e secerne una sostanza anticoagulante e vasodilatatrice. Il pidocchio ha bisogno di nutrirsi ogni 4-6 ore, lontano dall’ospite muore in 1-2 giorni.
Il contagio avviene solitamente per contatto diretto, quanto due capigliature si toccano, oppure in modo indiretto, usando pettini, cappelli, sciarpe e cuscini di una persona parassitata. Il contagio non è assolutamente indice di mancanza di igiene.
Il sintomo della pediculosi è il prurito, dovuto alla reazione agli enzimi della saliva dell’insetto, particolarmente nelle zone privilegiate dal parasita: la zona della nuca e il retro delle orecchie. La reazione pruriginosa si manifesta tardivamente, per cui all’insorgere del sintomo, l’infestazione può essere già in stadio avanzato e può aver già contagiato altre persone. A volte addirittura la persona infestata non presenta nessun sintomo.
L'olio essenziale di lavanda
è repellente per i pidocchi dei capelli
I trattamenti tradizionali per la pediculosi, presenti in varie forme, contengono antiparassitari (i più comuni sono Malathion, Piretrine e Permetrina), che hanno il problema della tossicità e non hanno alcuna efficacia a livello preventivo. Il Malathion è la sostanza più tossica: se ingerita in quantità elevate può provocare nausea, vomito, bradicardia, bradipnea, arresto cardio-circolatorio e coma. Piretrine e Permetrina, che sono sostanze meno tossiche, hanno però in questi ultimi anni ridotto di molto la loro efficacia perché i parassiti hanno saputo sviluppare fenomeni di resistenza a queste sostanze. È proprio il problema delle resistenze la causa principale del diffondersi nei casi di pediculosi negli ultimi vent’anni.
In natura esistono componenti che, se correttamente associati, risultano in grado di risolvere le infestazioni e offrono il vantaggio della prevenzione. Questi elementi naturali sono:
- l’estratto di semi di pompelmo, che ha proprietà antibatteriche, antivirali, antimicotiche e antiparassitarie e risulta efficace anche sulle lendini;
- il sassafras officinalis, estratto dalla corteccia della pianta essicata, contiene un olio essenziale ricco di safrolo, con proprietà antiparassitarie ma anche con azione repellente per la prevenzione del contagio;
- olio di Neem (melia azadirachta): usato dagli indiani per le proprietà insetticide e antiparassitarie è riconosciuto anche come parassiticida e repellente dei pidocchi. Il principio attivo è l’azadiractina, contenuto nelle foglie e nei semi che impedisce lo sviluppo e la maturazione del pidocchio;
- il Pantenolo, che crea una barriera protettiva sui capelli impedendo alle lendini di potervisi ancorare;
- l'olio di Cade, ricavato dalla corteccia di Juniperus oxycedrus, con proprietà antiparassitarie e parassicide;
- l'olio essenziale di lavanda, con proprietà antifungine, antibatteriche e antiparassitarie, che esercita un’azione repellente per il pidocchio del capello.
Questi componenti si possono trovare nelle linee di prodotti  naturali specifici per la risoluzione o la prevenzione del problema dei pidocchi. Esistono sottoforma di sciamo, lozioni, gel e polveri.

16/07/13

Di che umore sei? Dipende da cosa mangi…

È proprio vero: l’uomo è ciò che mangia. Perché gli alimenti che scegliamo, non solo influiscono in modo positivo o negativo sul nostro stato di salute, ma anche sul nostro benessere psico-fisico, sulla nostra vitalità e sul nostro umore. Sì, perché anche il tono dell’umore è regolato, all’interno del nostro organismo, da sostanze chimiche, i neurotrasmettitori.
I neurotrasmettitori sono sostanze che veicolano le informazioni fra le cellule che compongono il sistema nervoso attraverso le sinapsi del cervello. Ne esistono alcuni, come la dopamina e la serotonina, che hanno un ruolo di primo piano nel determinare i nostri stati d’animo, perché sono fondamentali per gestire l’ansia e lo stress e per provare emozioni positive. Altre sostanze, come l’acido gamma aminobutirrico, sono in grado di regolare il tono muscolare, e le endorfine, poi, stimolano la sensazione di euforia e di benessere.
La serotonina è di gran lunga la triptamina principalmente coinvolta nella regolazione dell’umore, tanto è vero che la maggior parte dei farmaci anti-depressivi agiscono su questo neurotrasmettitore. Precursore della serotonina è il triptofano, un aminoacido essenziale che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare e deve assumere attraverso gli alimenti, come latte e latticini, tuorlo d’uovo, carne di tacchino, pesce azzurro, semi oleosi, legumi secchi, cioccolato, banane, pasta e cereali (orzo, farro, riso, miglio). I cereali vanno preferiti integrali, perché le sostanze benefiche sono contenute soprattutto nella crusca e nel germe, che vengono eliminati nel processo di raffinazione. Alimenti con alto contenuto di istamina e tiramina, come i salumi e il pesce affumicato, possono invece essere responsabili di un abbassamento del tono dell’umore. Attenzione anche allo zucchero raffinato: i picchi glicemici causano spesso irritabilità. Per contrastare le depressioni stagionali aumentiamo l’assunzione giornaliera di selenio, che troviamo nei fagioli, nella carne bianca e nei frutti di mare.
Per assicurare vitalità e buon umore non dobbiamo nemmeno far mancare al nostro cervello la vitamina B12 (la vitamina dell’energia) e l’acido folico: quindi sì a pollo, salmone, broccoli, fagioli, piselli e carne di manzo.
Per il benessere totale non dimentichiamo l’importanza di frutta e verdura, ricche di antiossidanti, di resveratolo (uva) e di licopene (pomodoro), dopamina (banana) e vitamina C (agrumi). Per rendere l’organismo più resistente allo stress e facilitare la trasmissione degli impulsi nervosi dobbiamo fare il pieno di magnesio, un sale minerale contenuto in abbondanza nei vegetali a foglia verde, nelle carni bianche, nelle banane, nei legumi secchi e nel cioccolato.
Un’altra sostanza con proprietà anti-stress è la vitamina D, che il nostro organismo sintetizza con l’esposizione alla luce. Soprattutto nelle giornate buie invernali, integriamola mangiando rosso d’uovo, formaggi freschi o pesci grassi (sarde, sgombri, salmoni, triglie e aringhe). I pesci grassi contengono anche molti Omega 3, utili al sistema cardiocircolatorio e al controllo del colesterolo.
Per il benessere del cervello e dei tessuti nervosi possiamo ricorrere ai semi oleosi (semi di girasole, mandorle, pinoli, sesamo, noci), e alle erbe aromatiche, soprattutto il basilico, che contiene mola colina, un nutriente fondamentale per la formazione dei fosolipidi. Il basilico, inoltre, ha proprietà fondamentali per favorire la digestione.
(Fonte: Ok salute e benessere)

26/06/13

Abbronzatura: il punto sull’esposizione al sole

È arrivata l’estate e come tutti gli anni pensiamo alle nostre vacanze e a come proteggerci dall’esposizione al sole, sia che si scelga di trascorrere le ferie al mare, sia che la meta preferita sia la montagna. Ma anche se rimaniamo in città e pensiamo di goderci la vita all’aria aperta, facendo sport e qualche capatina in piscina.
Le radiazioni solari possono rivelarsi dannose in ogni circostanza, anche se la loro pericolosità dipende dall’ambiente, dalla latitudine e dalle longitudine e dall’orario in cui ci si espone. Altro fattore importantissimo da tenere in considerazione sono le superfici riflettenti su cui ci possiamo trovare esposti (neve, acqua, sabbia).
I raggi solari sono raggi UV (ultravioletti) e si distinguono in due tipi:
  • i raggi UVA, che rappresentano circa il 95% dei raggi totali e la cui intensità è costante tutto l’anno. Questo tipo di radiazione dà un’abbronzatura “immediata” ma è anche responsabile di allergie e del fotoinvecchiamento;
  • i raggi UVB sono le radiazioni responsabili dell’abbronzatura ma possono provocare scottature ed eritemi. Funzionano anche come stimolo alla produzione della vitamina D.

Quando scegliamo i prodotti solari, dobbiamo essere sicuri che proteggano da entrambi i tipi di radiazioni, che idratino la pelle e che prevengano il fotoinvecchiamento.
I prodotti per l’esposizione al sole vengono classificati da un fattore chiamato SPF (Sun protection factor), che misura il grado di protezione dagli UVB secondo un metodo ufficiale internazionale (International sun protection factor test method). Il fattore di protezione classifica i solari in quattro fasce principali: protezione bassa, media, alta e molto alta.


Sulle confezioni dei solari è riportato anche il fattore di protezione medio dai raggi UVA. Le indicazioni della Commissione europea prevedono che la protezione UVA sia almeno un terzo di quella UVB.
Per difenderci dai raggi UV, i prodotti per l’esposizione al sole utilizzano due tipi di filtri:
  • i filtri chimici, che assorbono, neutralizzandoli, i raggi UV;
  • i filtri fisici, che, grazie alla presenza di microparticelle minerali, riflettono e respingono i raggi.

Altro fattore importante da tenere in considerazione prima di esporci al sole è il fototipo, ovvero l’insieme delle caratteristiche individuali (età, etnia, colore dei capelli e degli occhi, facilità all’abbronzatura) che danno l’indicazione sulla quantità di melanina, ovvero la protezione fisiologica del nostro organismo nei confronti del sole.
I fototipi, classificati in base alla reazione che i soggetti hanno al sole e al tipo di pigmentazione, sono individuati in sei varianti:
  • fototipo 1: molto sensibile al sole, soggetto a eritemi e con rischio di danni permanenti. Non si abbronza mai. La pelle è color bianco-latte o comunque molto chiara con efelidi. I capelli sono biondo-rossi. Questo tipo di persona necessità di una protezione molto alta;
  • fototipo 2: molto sensibile con tendenza alle scottature. Fatica ad abbronzarsi. Il colorito della pelle è chiaro, gli occhi sono chiari e i capelli biondo dorato-castano chiaro. Necessita di una protezione molto alta o alta:
  • fototipo 3: è sensibile e a volte si scotta, ma si abbronza gradualmente e ottiene un colorito bruno chiaro. I capelli sono scuri e il colorito della carnagione normale. Necessita di una protezione alta o media;
  • fototipo 4: ha una sensibilità moderata nei confronti del sole e si scotta raramente. In breve tempo ottiene un’abbronzatura intensa e omogenea. Ha capelli scuri e carnagione tendenzialmente scura. Necessita di una protezione alta o media;
  • fototipo 5: è poco sensibile e si scotta molto raramente. Si abbronza in modo rapido e ottiene un colore bruno scuro. Ha occhi e capelli scuri con carnagione bruna/olivastra. Necessita di una protezione media;
  • fototipo 6: non è sensibile al sole e non si scotta mai. È sempre pigmentato (nero), ha capelli e occhi scuri e carnagione scura. Necessita di una protezione media o bassa.

Per scegliere il prodotto solare più adatto alle nostre esigenze, dobbiamo tenere in considerazione tutte queste variabili: quelle soggettive (come l’età e il fototipo), quelle ambientali (latitudine, altitudine, stagione dell’anno) e le nostre abitudini di vita (quanto stiamo al sole, in quelli ore della giornata, quali sport pratichiamo ecc.).
Scegliere quindi un prodotto che abbia il fattore di protezione più adatto: se abbiamo la pelle sensibile è opportuno scegliere comunque fattori di protezione elevati che contengano sia filtri chimici sia filtri fisici. Preferire prodotti privi di sostanze allergizzanti e fotosensibilizzanti e che abbiano una buona resistenza all’acqua e al sudore. Meglio scegliere prodotti che contengano antiossidanti per evitare i danni provocati dai radicali liberi, che causano l’invecchiamento precoce della pelle.

05/06/13

Das, il dispositivo che permette di allattare senza aver partorito

A Padova, all’interno del reparto ospedaliero di Patologia e terapia intensiva neonatale insegnano alle donne come far venire il latte anche senza aver partorito, una tecnica che si è rilevata vincente, per esempio, per salvare la vita ai tanti piccoli di Haiti rimasti senza cibo dopo la tragedia del terremoto del 2010.
La tecnica si basa sul concetto che è il bambino che succhia a stimolare la produzione di latte, anche nelle donne che non hanno partorito da poco. Nella fase successiva al parto, la donna ha un alto livello dell'ormone della prolattina, ed è quindi pronta per l’allattamento. Una donna che non si trova in questa fase parte con un livello di prolattina praticamente a zero, ma se opportunamente stimolata, arriva a produrre il latte necessario per nutrire un bimbo. La difficoltà, semmai, consiste nel riuscire a convincere il neonato ad attaccarsi a un seno dal quale inizialmente non fuoriesce nulla. È per questo motivo che inizialmente viene usato il Das, un dispositivo di allattamento supplementare. Si tratta di una piccola bottiglia riempita da latte artificiale o materno da donatrice che viene appesa a testa in giù al collo della donna senza latte che intende allattare. I due tubicini che partono dal tappo della bottiglietta sono collegati ai capezzoli della donna. Mentre il bambino succhia, il latte esce dal tubicino, ma con l’azione meccanica del suggere si stimola anche la produzione naturale del latte materno. In genere occorrono 2-3 settimane prima che la donna comincia a produrre il latte da sola. Se si rendesse necessario, si potrà ricorrere a normali farmaci che stimolano la produzione di prolattina, come alcuni procinetici usati come antivomito.
A favorire la fuoriuscita del latte dalla mammella entra in gioco un altro ormone, l’ossitocina, che durante l’allattamento deve rimanere alto. Il calo dell’ossitocina è legato principalmente a fattori psicologici, quindi la donna deve restare serena e tranquilla.
Poter allattare il neonato è importante anche per le mamme naturali: l’allattamento al seno porta reali benefici sia a livello di relazione col figlio, sia a livello della salute del piccolo. Un bimbo allattato al seno ha molte meno probabilità di contrarre in futuro alcune patologie.
Il team dell’ospedale di Padova ha contribuito a sostenere l’allattamento adottivo in situazioni di emergenza come nel Kosovo o a Haiti, dove grazie a questa tecnica sono stati salvati centinaia di bambini rimasti senza madri e senza disponibilità di latte artificiale.

14/05/13

I glucidi

I glucidi (o glicidi, o zuccheri, o carboidrati) sono una tra le principali biomolecole presenti nel nostro organismo, dove svolgono numerose funzioni biologiche, la principale delle quali è la riserva energetica e il trasporto dell’energia. I carboidrati, inoltre, hanno un ruolo importante nel sistema immunitario e nello sviluppo biologico.
Le singole unità dei carboidrati sono chiamate monosaccaridi. Sono monosaccaridi, per esempio, il glucosio, il fruttosio, il galattosio. I monosaccaridi si legano fra loro in svariati modi per formare i polisaccardi e gli oligosaccaridi.
A seconda del numero dei saccaridi presenti, i carboidrati sono classificati come semplici (monosaccaridi o disaccaridi) o complessi (oligosaccaridi e polisaccaridi). L’alimentazione corretta, in genere, predilige gli zuccheri complessi e alcuni alimenti contenenti zuccheri semplici come la frutta (glucosio e fruttosio) o i latticini (lattosio). Altre fonti di zuccheri semplici come i dolci sono sconsigliati. Esistono poi carboidrati complessi non assimilabili, come la cellulosa e la pectina, che sono però un componente importante della fibra alimentare. Dal punto di vista del metabolismo, la fonte maggiore di energia è costituita dai monosaccaridi.
I polisaccaridi (che sono formati da catene contenenti dieci o più monosaccaridi) hanno funzioni strutturali (come la cellulosa e la chitina) o di deposito. Sono a loro volta suddivisi in due gruppi, gli omopolisaccaridi (tante unità dello stesso monosaccaride ripetuto) e gli eteropolisaccardi (unità monosaccaride diverse).
Negli organismi viventi i carboidrati sono la fonte di energia più comune e la loro digestione richiede meno acqua di quella delle proteine e dei grassi. Ma i carboidrati non sono essenziali nell’alimentazione, perché l’energia necessaria all’organismo può essere reperita dalle proteine e dai grassi. Tuttavia, un tipo di alimentazione completamente priva di carboidrati può dare origine a fenomeni di chetosi.
I cibi ricchi di carboidrati sono il pane, la pasta, i legumi, le patate, il riso e i cereali, alimenti generalmente ricchi di amido, la riserva energetica del mondo vegetale.
Le linee guida alimentari consigliano che il 50/60% dell’energia totale derivi da carboidrati, e solo il 10% dagli zuccheri semplici. I carboidrati complessi, infatti, forniscono un’energia a più lento rilascio rispetto a quelli semplici e contengono anche altri nutrienti fondamentali all’equilibrio alimentare.

08/04/13

Enzimi e coenzimi

Gli enzimi, che hanno funzione di catalizzatori del sistema biologico, sono divisi in due gruppi: la maggior parte di essi sono infatti proteine e una piccola parte sono costituiti da molecole di Rna. Semplificando di molto, gli enzimi (come qualsiasi altro catalizzatore), accelera la velocità di reazione chimica da un composto a un altro. Nel nostro organismo, gli enzimi sono responsabili di una grandissima quantità di funzioni.
I principali interventi degli enzimi avvengono nel processo metabolico: senza gli enzimi, infatti, il metabolismo non sarebbe in grado di assolvere alle sue funzioni alla velocità richiesta dalle esigenze delle cellule. Altra importante funzione degli enzimi si ha nel processo della digestione, dove intervengono per ridurre macromolecole in unità più semplici assorbibili dall’intestino (per esempio, l’enzima amilasi riduce la molecola dell’amido a maltosio).
I coenzimi sono cofattori degli enzimi, ovvero sono piccole molecole non proteiche che si associano agli enzimi per permetterne l’attività catalitica. Non essendo proteici, i coenzimi non possono essere prodotti dalle cellule e vanno assunti con la dieta. I coenzimi si associano agli enzimi solo quando questi stanno svolgendo la loro funzione catalizzatrice, altrimenti ne sono dissociati.
I coenzimi sono classificati in due gruppi: non essenziali (sintetizzati da comuni metaboliti) ed essenziali (derivati dalle vitamine). Le vitamine sono essenziali per la sintesi dei coenzimi, ma la maggior parte delle vitamine, per poter generare coenzimi, deve essere trasformata.
A titolo di esempio, la vitamina B3 (niacina) è precursore dei coenzimi Nad e Nadp, indispensabili nei processi di deidrogenasi (ossidoriduzioni); mentre la vitamina B5 (acido pantoteico) è precursore del coenzima A (CoA o Hs-CoA), che partecipa alle reazioni di trasferimento di radicali acilici.
I coenzimi sono classificati in base alla loro funzionalità, ovvero all’attività degli enzimi corrispondenti: per esempio, i coenzimi flavinici sono preposti al trasporto di ioni idrogeno; i coenzimi delle catalasi, perossidasi e i citocromi sono deputati al trasporto di elettroni; i coenzimi delle deidrogenasi permettono il trasferimento sia di elettroni sia di ioni idrogeno. I principali coenzimi sono il coenzima A, il coenzima B12 e il coenzima Q.

19/03/13

La tosse e le sue tipologie

Le malattie che colpiscono le prime vie respiratorie si manifestano molto spesso attraverso la tosse, un sistema di difesa dell’organismo con il quale il nostro corpo cerca di liberarsi dagli agenti esterni che rimangono intrappolati nel muco. Tossendo, il passaggio d’aria a forte velocità aiuta a liberare i bronchi dalle sostanze nocive respirate (smog, polveri, gas, virus e batteri).
Oltre a questa funzione di “spazzino” la tosse rappresenta comunque il segnale che qualcosa impedisce il normale passaggio dell’aria all’interno delle vie respiratorie.
La tosse è attivata da specifici ricettori dislocati lungo la parete delle vie aeree. Se questi percepiscono uno stimolo, inviano un segnale al cervello che avvisa i muscoli del torace e il diaframma che devono dare il colpo di tosse.
Esistono due tipi di tosse, che vanno trattati in modo differente e specifico: la tosse secca o irritativa e la tosse grassa o produttiva.

La tosse secca
È quella che si manifesta normalmente come prima risposta agli episodi infettivi delle prime vie aeree. All’inizio, infatti, gli agenti esterni provocano un’erosione superficiale delle pareti delle vie aeree e quindi sono i ricettori della tosse più superficiali i primi a essere stimolati.
Principalmente è la parete posteriore della laringe il sito reflessogeno della tosse secca. Questo tipo di tosse non svolge nessun ruolo protettivo all’interno delle vie aeree, e contribuisce a irritare maggiormente la laringe: il continuo tossire crea a lungo andare un vero e proprio logoramento delle vie aeree. Per calmare la tosse secca, solitamente, si ricorre ai farmaci sedativi della tosse, che possono essere di due tipi: i sedativi che agiscono a livello del centro della tosse nel cervello e quelli periferici, che sedano i ricettori situati nella parete della laringe.

La tosse grassa
Una volta passata la prima fase dell’invasione batterica con la risposta della tosse secca, può subentrare anche un danno alle strutture ghiandolari secernenti dell’albero respiratorio. La tosse si trasforma in questo caso da secca a grassa, ovvero caratterizzata dalla produzione di catarro.
I ricettori della tosse interessati sono in questo caso quelli situati più in profondità. Questo per due fattori: il peso del muco in eccesso sulle pareti delle vie respiratorie e anche il loro restringimento causato dalla presenza del catarro.
Quando la tosse è grassa non è assolutamente consigliabile sedarla, molto meglio aiutarla a espellere il catarro che producono le vie respiratorie infiammate. In questo caso possono aiutare farmaci espettoranti e mucolitici che fluidificano il catarro per favorirne l’eliminazione e aumentano quindi l’efficienza della tosse.

04/03/13

Mal di gola: cosa fare e cosa non fare

Solitamente le infezioni virali a carico delle alte vie respiratorie si presentano con l’infiammazione della faringe, più comunemente chiamata “mal di gola”, che può essere connessa o indipendente dall’influenza e può manifestarsi più volte all’anno.
La faringite causa dolore e infiammazione alla mucosa della gola; il fastidio aumenta durante la deglutizione e con i copi di tosse.
Per aiutare la remissione spontanea della faringite possiamo adottare alcuni accorgimenti: parlare poco, tenere una giusta umidità nell’ambiente (40-60%), bere molta acqua.
Per avere un sollievo momentaneo dal mal di gola si possono bere bevande fredde, mangiare ghiaccioli o granite e gelati, succhiare caramelle emollienti (miele o propoli) oppure balsamiche (eucalipto), evitare bibite con alto contenuto di acido citrico (succhi d’arancia), fare gargarismi con acqua tiepida salata (1 cucchiaio di sale da cucina in una tazza d’acqua), preferire cibi facili da deglutire. Evitare di assumere antibiotici senza l’opportuna prescrizione del medico perché nella maggior parte dei casi l’infezione è virale e non batterica, evitare il più possibile di fumare e di mangiare cibi piccanti.
Se il dolore  è difficile da sopportare, esistono farmaci mirati ad alleviare il dolore disponibili in varie formulazioni (spray, caramelle, pastiglie, colluttori). Questi farmaci possono avere attività anestetica locale o contenere antisettici o anti-infiammatori.
Se il dolore è accompagnato da placche, recarsi immediatamente dal medico per la diagnosi: se il tampone faringeo rivelerà infezioni batteriche si dovrà intervenire con l’antibiotico. L’infezione batterica è da sospettarsi se il mal di gola è accompagnato da febbre alta, placche tonsillari, assenza di tosse e di naso che cola, linfonodi cervicali anteriori ingrossati.

08/02/13

Sintomi influenzali: la risposta naturale di Aboca

Alla complessità del fenomeno influenza e i suoi sintomi Aboca risponde con una serie di dispositivi medici a base di prodotti naturali per tosse, irritazione nasale e mal di gola e integratori alimentari mirati alle difese naturali dell’organismo e al benessere del cavo orale. Sia i dispositivi medici che gli integratori alimentari possono essere usati con tutta tranquillità da adulti e bambini.

Per la tosse, sia secca che produttiva, Aboca propone lo sciroppo GrinTuss, in versione per adulti e in versione per bambini (a partire da un anno di età), entrambi assolutamente senza glutine e con ingredienti da agricoltura biologica.

Gli ingredienti di GrinTuss

  • Piantaggine
  • Grindelia
  • Elicriso
  • Miele e oli essenziali
Lo sciroppo, con i suoi ingredienti, crea un film protettivo che protegge le prime vie aeree e calma la tosse. Gli sciroppi sono formulati per aderire alle mucose limitando il contatto con gli agenti esterni irritanti e per mantenere la giusta idratazione delle mucose e del muco, favorendone l’espettorazione. Gli estratti liofilizzati della piantaggine, della grindelia e dell’elicriso hanno infatti tutti proprietà mucoadesive e protettive dovute all’azione di alcune sostanze vegetali quali mucillagini, gomme e resine. Il miele svolge azioni lenitive ed emollienti e gli oli essenziali un’azione rinfrescante. GrinTuss comprende anche tavolette e buste orosolubili.


Per contrastare efficacemente la rinorrea (il naso che cola) dovuta a raffreddore e a varie forme di riniti e secchezza della mucosa nasale, Aboca propone Fitonasal, con aloe vera. Fitonasal contrasta l’irritazione nasale e perinasale proteggendo la mucosa e favorendone indirettamente la rigenerazione. Il prodotto si presenta in pomata e può essere usato da adulti e da bambini a partire dal sesto mese di età. La pomata contiene ingredienti da agricoltura biologica.

Gli ingredienti di Fitonasal

  • Aloe vera
  • Incenso
La pomata riveste la mucosa nasale di un film protettivo ed emolliente che crea un effetto barriera limitandone il contatto con gli agenti esterni irritanti. Fitonasal BioPomata è indicato in tutti i casi di mucosa nasale irritata:

  • rinorrea (naso che cola), dovuta a raffreddore e a varie forme di riniti acute e croniche
  • secchezza e atrofia della mucosa nasale dovuta a sinusiti, riniti allergiche, riniti vasomotorie; trattamenti farmacologici come decongestionanti cortisonici e antistaminici (soprattutto in spray e aerosol); contatto con agenti esterni irritanti (polvere; fumo, smog, pollini). Fitonasal è indicato anche come terapia preventiva in presenza delle condizioni che possono provocare secchezza e prima di intraprendere attività sportive prolungate.

Per rafforzare le difese immunitarie dell’organismo, Aboca propone ImmunoMix Plus, formulato in sciroppo (particolarmente indicato per bambini) e opercoli. Entrambe le formulazioni sono prive di glutine e con ingredienti da agricoltura biologica.
ImmunoMix è indicato sia per adulti sia per bambini ed è un valido aiuto per aiutare l’organismo ad affrontare i malesseri invernali e i cambi di stagione e a favorire i fisiologici processi di recupero.

Gli ingredienti di ImmunoMix

  • Echinacea
  • Sambuco
  • Malva
  • Uncaria
La sinergia degli estratti vegetali di ImmunoMix è utile per coadiuvare le naturali difese dell’organismo. Il prodotto, infatti, agisce su due fornti:

  • a livello delle mucose (la prima linea di difesa del nostro organismo) grazie ai polisaccaridi contenuti nell’estratto di Echina-2LMF e dalle mucillagini liofilizzate di Malva;
  • a livello generale, grazie al contenuto di Echinacoside, alle sostanze contenute nei frutti di Sambuco e ai principi del concentrato di Uncaria.
Il recupero dell’organismo è stimolato in particolare dalle antocianine contenute nei frutti di Sambuco.


Per il benessere della gola, Aboca presenta un dispositivo medico basato su sostanze naturali per proteggere la gola e alleviare il bruciore e l’integratore alimentare di propoli, per il benessere in generale del cavo orale.
Le proprietà della propoli per la gola sono ampiamente conosciute: Aboca offre Propol2EMF, con un’ampia scelta di formulazioni adatte a ogni esigenza. I prodotti, a base di propoli 100% naturale aiutano grandi e piccini a mantenere il benessere di tutto il cavo orale e a coadiuvare le difese per l’organismo. Tutti i prodotti sono privi di glutine. L’estratto liofilizzato multifrazione di propoli permette di evitare la formazioni di filamenti solidi e depositi scuri. Propol2EMF si trova sottoforma di spray forte, tavolette ed estratto idroalcolico. Le formulazioni tavolette gusto fragola, sciroppo e spray delicato senza alcol sono particolarmente indicate per i bambini.
Per il mal di gola, Aboca di affida alle proprietà terapeutiche della salvia officinale e propone la linea Salvigol, con ingredienti da agricoltura biologica e senza glutine. Indicata sia per adulti sia per bambini, la linea Salvigol è adatta al trattamento di tutti gli stati irritativi della gola, anche come trattamento preventivo per i soggetti particolarmente esposti ad agenti irritanti e offensivi (freddo, fumo, smog, polveri). Salvigol agisce aderendo alle pareti della gola creando un film protettivo a effetto barriera che esplica un’azione reidranate sulla mucosa del tratto orofaringeo e limita il contatto con gli agenti esterni irritanti, alleviando i sintomi della gola irritata. La linea comprende due formulazioni per adulti (tavolette e spray) e una specifica per bambini (le tavolette al gusto di miele/frutta).


Immagini dal sito: www.aboca.com

24/01/13

Naso chiuso e mal di gola: la risposta naturale di Planta Medica

Per i raffreddori e le difficoltà respiratorie da irritazioni allergiche, Planta Medica propone Rinosol, un nebulizzatore nasale spray a base di erbe che libera il naso chiuso e favorisce la respirazione. Il preparato agisce secondo quattro meccanismi:
- favorisce il riequilibrio selle secrezioni senza seccare la mucosa
- dona una rapida sensazione di naso libero esplicando un effetto rinfrescante
- promuove l'igiene nasale
- protegge la mucosa dalle irritazioni e la mantiene idratata favorendone l’igiene
Le sostanze naturali impiegate in Rinosol sono tutte di origine vegetale.
Le resine derivanti dall’estratto liofilizzato di Mirra creano un film adesivo, protettivo e idratante che, proteggendo la mucosa dall’irritazione, riduce l’eccessiva secrezione nasale.
L’effetto rinfrescante è ottenuto con oli essenziali.
L’estratto secco liofilizzato di mucillagini e la soluzione acquosa di Altea (pianta medicinale dalle proprietà emollienti e lenitive della mucosa) unite al gel di Aloe presentano un’elevata concentrazione di oligosaccaridi che aiutano a ripristinare le caratteristiche del muco idonee alla sua espulsione.
Le componenti resinose e polisaccaridiche agiscono in sinergia per creare un film protettivo con effetto barriera che limita il contatto con gli agenti esterni irritanti che possono agire da allergeni.
Il prodotto non contiene vasocostrittori e non secca la mucosa nasale. Non creando assuefazione è idoneo per essere usato frequentemente durante la giornata.

Per calmare l’irritazione e proteggere la gola, Planta Medica propone Golamir, un prodotto a base di erbe che è venduto in tavolette da sciogliere in bocca oppure come nebulizzatore spray.
Golamir è coadiuvante degli stati irritativi associati a dolore della faringe, protegge la gola dall’irritazione e calma i fastidi della gola già irritata, quali bruciore, dolore e sensibilità alla deglutizione. Inoltre aiuta a prevenire il contatto con gli agenti esterni irritanti. Le proproietà di Golamir sono assicurate dall’azione delle resine della Mirra, dai polisaccaridi della Piantaggine e le gomme vegetali (contenute nelle tavolette), che ostacolano il contatto con gli agenti esterni irritanti. Gli oli essenziali di Eucalipto e Menta assicurano un effetto calmante sui fastidi e un effetti altamente rinfrescante.

Le proprietà delle erbe di Planta Medica
Mirra: sostanza complessa che contiene sia un olio essenziale sia una gomma vegetale, sia una resina. Si ottiene per incisione o essudazione dal fusto della Commyphora mhyrra, una pianta conosciuta e ritenuta preziosa già dagli Egizi e dagli Assiri.
Piantaggine: pianta erbacea perenne diffusa in Europa, Asia e Africa settentrionale. Le parte utilizzata si ricava dalle foglie. Il suo impiego terapeutico risale al tempo dei Greci. Lo storico e medico Dioscoride ne descrisse tutte le proprietà benefiche.
Altea: pianta officinale originaria delle zone temperate dell'Europa. Se ne utilizza prevalentemente la radice, che è ricca di polisaccaridi denominati mucillagini. Era usata dai Greci e dai Latini per le numerose proprietà benefiche (il nome althos significa "rimedio").
Aloe: pianta originaria delle Indie occidentali e dell'Africa, anche se ormai è coltivata in tutto il mondo per le numerosissime proprietà benefiche. Il suo impiego terapeutico risale agli albori della storia. Il conquistatore Alessandro Magno ne conobbe le proprietà dagli Egizi. Il gel, ricco di polisaccaridi, si ricava dalle foglie.

07/01/13

Sintomi influenzali: la risposta naturale di Named

Per combattere l’infiammazione al comparire dei primi sintomi influenzali, Named propone PirinaM, un prodotto a base di estratti naturali. PirinaM è utile nel contrastare tutti i sintomi dell’influenza: dolori articolari, febbre, brividi, testa ovattata, malessere generale, cefalea e febbre, associati ai sintomi delle infiammazioni alle vie respiratorie (faringite, trachetite, laringite, tosse secca, raffreddore).
PirinaM è un integratore naturale a base di estratti vegetali di Harpagophytum procumbens e Boswellia serrata. L’azione combinata di questi componenti è particolarmente efficace se si interviene al comparire dei primi sintomi.
PirinaM rappresenta una valida alternativa agli antinfiammatori (Fans) e agli antipiretici che devono essere utilizzati con attenzione e solo in caso di assoluta necessità. Questi farmaci, infatti, se si prendono in modo scorretto e in dosi elevate, possono provocare problemi a livello gastrico o epatico e inibire il meccanismo per diminuire la virulenza degli agenti patogeni e stimolare la risposta immunitaria.
La Harpagophytum procumbens, utile nel controllo della reazione antinfiammatoria e la tensione dei dolori muscolo-articolari, è una pianta erbacea originaria del Sud Africa chiamata volgarmente “artiglio del diavolo”, per la presenza di piccoli uncini sul frutto. Le proprietà analgesiche e antifiammatorie della pianta sono note da quando la pianta fu importata in Europa, all’inizio del XX secolo.
La Boswellia serrata, attiva nel controllo dei fenomeni febbrili e nella congestione delle prime vie respiratorie, è una pianta originaria dell’India e della Cina, che produce una caratteristica resina oleosa di colore giallastro. Le proprietà terapeutiche attribuite a questa pianta sono molteplici, dal diabete alla febbre, da alcune patologie cardiovascolari ad alcuni tipi di dermatiti e alcune patologie neurologiche. Gli acidi boswelici agiscono in modo simile agli antinfiammatori non steroidei (Fans) e quindi risultano molto utili per le affezioni delle vie respiratorie e per i dolori reumatici. A differenza dei Fans, gli acidi boswelici non danneggiano la mucosa gastrica.
Il prodotto è in compresse gastroresistenti e non contiene glutine.