26/06/13

Abbronzatura: il punto sull’esposizione al sole

È arrivata l’estate e come tutti gli anni pensiamo alle nostre vacanze e a come proteggerci dall’esposizione al sole, sia che si scelga di trascorrere le ferie al mare, sia che la meta preferita sia la montagna. Ma anche se rimaniamo in città e pensiamo di goderci la vita all’aria aperta, facendo sport e qualche capatina in piscina.
Le radiazioni solari possono rivelarsi dannose in ogni circostanza, anche se la loro pericolosità dipende dall’ambiente, dalla latitudine e dalle longitudine e dall’orario in cui ci si espone. Altro fattore importantissimo da tenere in considerazione sono le superfici riflettenti su cui ci possiamo trovare esposti (neve, acqua, sabbia).
I raggi solari sono raggi UV (ultravioletti) e si distinguono in due tipi:
  • i raggi UVA, che rappresentano circa il 95% dei raggi totali e la cui intensità è costante tutto l’anno. Questo tipo di radiazione dà un’abbronzatura “immediata” ma è anche responsabile di allergie e del fotoinvecchiamento;
  • i raggi UVB sono le radiazioni responsabili dell’abbronzatura ma possono provocare scottature ed eritemi. Funzionano anche come stimolo alla produzione della vitamina D.

Quando scegliamo i prodotti solari, dobbiamo essere sicuri che proteggano da entrambi i tipi di radiazioni, che idratino la pelle e che prevengano il fotoinvecchiamento.
I prodotti per l’esposizione al sole vengono classificati da un fattore chiamato SPF (Sun protection factor), che misura il grado di protezione dagli UVB secondo un metodo ufficiale internazionale (International sun protection factor test method). Il fattore di protezione classifica i solari in quattro fasce principali: protezione bassa, media, alta e molto alta.


Sulle confezioni dei solari è riportato anche il fattore di protezione medio dai raggi UVA. Le indicazioni della Commissione europea prevedono che la protezione UVA sia almeno un terzo di quella UVB.
Per difenderci dai raggi UV, i prodotti per l’esposizione al sole utilizzano due tipi di filtri:
  • i filtri chimici, che assorbono, neutralizzandoli, i raggi UV;
  • i filtri fisici, che, grazie alla presenza di microparticelle minerali, riflettono e respingono i raggi.

Altro fattore importante da tenere in considerazione prima di esporci al sole è il fototipo, ovvero l’insieme delle caratteristiche individuali (età, etnia, colore dei capelli e degli occhi, facilità all’abbronzatura) che danno l’indicazione sulla quantità di melanina, ovvero la protezione fisiologica del nostro organismo nei confronti del sole.
I fototipi, classificati in base alla reazione che i soggetti hanno al sole e al tipo di pigmentazione, sono individuati in sei varianti:
  • fototipo 1: molto sensibile al sole, soggetto a eritemi e con rischio di danni permanenti. Non si abbronza mai. La pelle è color bianco-latte o comunque molto chiara con efelidi. I capelli sono biondo-rossi. Questo tipo di persona necessità di una protezione molto alta;
  • fototipo 2: molto sensibile con tendenza alle scottature. Fatica ad abbronzarsi. Il colorito della pelle è chiaro, gli occhi sono chiari e i capelli biondo dorato-castano chiaro. Necessita di una protezione molto alta o alta:
  • fototipo 3: è sensibile e a volte si scotta, ma si abbronza gradualmente e ottiene un colorito bruno chiaro. I capelli sono scuri e il colorito della carnagione normale. Necessita di una protezione alta o media;
  • fototipo 4: ha una sensibilità moderata nei confronti del sole e si scotta raramente. In breve tempo ottiene un’abbronzatura intensa e omogenea. Ha capelli scuri e carnagione tendenzialmente scura. Necessita di una protezione alta o media;
  • fototipo 5: è poco sensibile e si scotta molto raramente. Si abbronza in modo rapido e ottiene un colore bruno scuro. Ha occhi e capelli scuri con carnagione bruna/olivastra. Necessita di una protezione media;
  • fototipo 6: non è sensibile al sole e non si scotta mai. È sempre pigmentato (nero), ha capelli e occhi scuri e carnagione scura. Necessita di una protezione media o bassa.

Per scegliere il prodotto solare più adatto alle nostre esigenze, dobbiamo tenere in considerazione tutte queste variabili: quelle soggettive (come l’età e il fototipo), quelle ambientali (latitudine, altitudine, stagione dell’anno) e le nostre abitudini di vita (quanto stiamo al sole, in quelli ore della giornata, quali sport pratichiamo ecc.).
Scegliere quindi un prodotto che abbia il fattore di protezione più adatto: se abbiamo la pelle sensibile è opportuno scegliere comunque fattori di protezione elevati che contengano sia filtri chimici sia filtri fisici. Preferire prodotti privi di sostanze allergizzanti e fotosensibilizzanti e che abbiano una buona resistenza all’acqua e al sudore. Meglio scegliere prodotti che contengano antiossidanti per evitare i danni provocati dai radicali liberi, che causano l’invecchiamento precoce della pelle.

05/06/13

Das, il dispositivo che permette di allattare senza aver partorito

A Padova, all’interno del reparto ospedaliero di Patologia e terapia intensiva neonatale insegnano alle donne come far venire il latte anche senza aver partorito, una tecnica che si è rilevata vincente, per esempio, per salvare la vita ai tanti piccoli di Haiti rimasti senza cibo dopo la tragedia del terremoto del 2010.
La tecnica si basa sul concetto che è il bambino che succhia a stimolare la produzione di latte, anche nelle donne che non hanno partorito da poco. Nella fase successiva al parto, la donna ha un alto livello dell'ormone della prolattina, ed è quindi pronta per l’allattamento. Una donna che non si trova in questa fase parte con un livello di prolattina praticamente a zero, ma se opportunamente stimolata, arriva a produrre il latte necessario per nutrire un bimbo. La difficoltà, semmai, consiste nel riuscire a convincere il neonato ad attaccarsi a un seno dal quale inizialmente non fuoriesce nulla. È per questo motivo che inizialmente viene usato il Das, un dispositivo di allattamento supplementare. Si tratta di una piccola bottiglia riempita da latte artificiale o materno da donatrice che viene appesa a testa in giù al collo della donna senza latte che intende allattare. I due tubicini che partono dal tappo della bottiglietta sono collegati ai capezzoli della donna. Mentre il bambino succhia, il latte esce dal tubicino, ma con l’azione meccanica del suggere si stimola anche la produzione naturale del latte materno. In genere occorrono 2-3 settimane prima che la donna comincia a produrre il latte da sola. Se si rendesse necessario, si potrà ricorrere a normali farmaci che stimolano la produzione di prolattina, come alcuni procinetici usati come antivomito.
A favorire la fuoriuscita del latte dalla mammella entra in gioco un altro ormone, l’ossitocina, che durante l’allattamento deve rimanere alto. Il calo dell’ossitocina è legato principalmente a fattori psicologici, quindi la donna deve restare serena e tranquilla.
Poter allattare il neonato è importante anche per le mamme naturali: l’allattamento al seno porta reali benefici sia a livello di relazione col figlio, sia a livello della salute del piccolo. Un bimbo allattato al seno ha molte meno probabilità di contrarre in futuro alcune patologie.
Il team dell’ospedale di Padova ha contribuito a sostenere l’allattamento adottivo in situazioni di emergenza come nel Kosovo o a Haiti, dove grazie a questa tecnica sono stati salvati centinaia di bambini rimasti senza madri e senza disponibilità di latte artificiale.