27/11/15

Forever Bee Pollen

Il polline è la polvere fecondatrice dei fiori. Le api lo estraggono e lo depositano nell'alveare per utilizzarlo come cibo. Senza il polline non esisterebbero le piante o i fiori e persino noi ne abbiamo bisogno. Il polline Forever viene raccolto in contenitori di acciaio inossidabile brevettati. È completamente naturale, non contiene né conservanti né aromi o coloranti artificiali.
Il polline d'api offre un'ampia gamma di nutrienti essenziali necessari per proteggere la propria salute, tra questi compaiono le vitamine del gruppo B e la vitamina C che, essendo idrosolubili, dovrebbero essere assunte con regolarità. Nel polline sono presenti le vitamine D, E, K e il betacarotene (vitamina A). È una fonte ricchissima di minerali (fosforo e calcio nella quantità 1:1), di enzimi e coenzimi, di acidi grassi di origine vegetale e di carboidrati. Contiene anche proteine e 22 aminoacidi fra i quali quelli "essenziali" che il corpo non è in grado di produrre autonomamente.
Il polline di api contiene più nutrienti per caloria rispetto a qualsiasi altro integratore nutrizionale e per questo motivo non c'è da meravigliarsi se spesso è definito come uno degli elementi più completi che esistano. Infatti, il corpo umano sarebbe in grado di sopravvivere nutrendosi di solo polline, con un adeguato apporto di acqua e fibre.
I nutrienti contenuti nel polline di api sono altamente digeribili e di facile assorbimento da parte dell'organismo. Molte persone ne traggono beneficio e anche gli atleti lo assumono per migliorare la resistenza, l'energia e per proteggere la propria salute.
Il polline dà anche altri benefici. Il ricco cocktail di nutrienti che contiene rappresenta un valido aiuto per contrastare gli effetti dannosi degli additivi e dei coloranti presenti nei cibi. È una ricca riserva naturale di zinco e vitamina B6, ciò che lo rende particolarmente efficace come coadiuvante nella cura della depressione e della sindrome premestruale. È inoltre in grado di desensibilizzare il corpo e rappresenta quindi un ottimo integratore per combattere le allergie. Il polline blocca l'attività batterica e stimola l'eliminazione di scorie e tossine dall'organismo. Contiene anche lecitina, una sostanza presente in tutte le cellule che ha la capacità di favorire la digestione, la metabolizzazione dei grassi, di rafforzare il sistema immunitario e quello nervoso.
Ingredienti: polline dì api 500 mg., miele, acido stearico, silice, pappa reale. Contenuto: 100 compresse. Consigli per l'uso: iniziare il trattamento con una dose ridotta (1/4 di pastiglia) per testare eventuali reazioni allergiche o poi aumentare gradualmente la dose giornaliera sino a una compressa, tre volte al giorno. Consultare il medico prima di assumere questo o altro tipo di integratore. Prezzo: 15,91 euro.

03/11/15

Alimentazione: i cibi “sì” e quelli “no”

Un'alimentazione corretta è si basa essenzialmente su una dieta varia ed equilibrata. Eppure ci sono alimenti che vanno assunti anche tutti i giorni e alimenti che è meglio assumere raramente.
Analizziamo le varie tipologie di cibi per capire cosa dobbiamo limitare e cosa no.

I cereali e i legumi
Se mangiamo cereali integrali, associati a legumi, verdure e a qualche seme oleoso (mandorle, nocciole, semi di girasole e di zucca non salati ecc.) otteniamo una combinazione alimentare perfetta da consumare anche tutti i giorni. In questo modo vengono assicurati i giusti apporti di:
  • carboidrati non raffinati, essenziali per fornire energia all'organismo evitando il picco glicemico post-prandiale responsabile, fra l'altro, dell'accumulo di grasso sull'addome;
  • proteine a alto valore biologico. I legumi contengono tutti gli aminoacidi indispensabili all'organismo per formare le sue strutture, innanzitutto quella muscolare, e per la riparazione delle cellule;
  • grassi insaturi, ovvero grassi di buona qualità che proteggono il nostro sistema circolatorio;
  • fibre indigeribili che tengono pulito il nostro intestino e nutrono la flora batterica;
  • vitamine, sali minerali e molte altre sostanze indispensabili allo svolgimento delle reazioni chimiche e all'azione di contrasto degli ossidanti.

I creali integrali in chicco, come il riso integrale, sono alimenti indispensabili, come anche orzo, farro, grano saraceno, miglio. Il grano può anche essere mangiato in chicco, ma richiede una cottura lunga: il suo germoglio è ottimo nelle insalate. E naturalmente la pasta, possibilmente quella industriale fatta con grano duro, che non fa alzare troppo la glicemia.
Limitare il consumo di riso bianco e cibi raffinati (quelli fatti con le farine tipo “0” e “00”): con la raffinazione si perdono moltissime sostanze nutritive e gli amidi diventano molto più assimilabili, con conseguente aumento dello zucchero nel sangue e dell'insulina. Se si ama la asta fatta in casa, è preferibile scegliere farine di tipo 1 o 2, farine integrali o farine di grano duro e senza l'aggiunta di uova.
Tutti i legumi contribuiscono a controllare il colesterolo “cattivo” (LDL), contengono buone dosi di fibre e allentano l'assorbimento intestinale degli zuccheri.

Carne, uova e latticini
Se si escludono le popolazioni che vivono in condizioni estreme per freddo o altitudine, il cibo animale è entrato nell'alimentazione dell'uomo da tantissimi millenni, ma in piccole quantità. Anche il latte, consumato anche dalle popolazioni più antiche, veniva però bevuto poco perché era veicolo di infezioni, non esistendo ancora la conservazione. Solo dopo la scoperta della pastorizzazione (dopo la prima guerra mondiale) è diventato un alimento quotidiano nel mondo occidentale, anche se molti popoli non bevono più latte dopo lo svezzamento.
Per risolvere il grave problema della denutrizione che imperversava nelle campagne e tra i quartieri popolari delle città all'inizio del secolo, si è giustamente promosso un impiego massiccio dei cibi animali come carne, latte e uova. Questo tipo di alimentazione ha contribuito allora a migliorare lo stato nutrizionale e a difendere le persone da tante malattie infettive.
Oggi il consumo di cibi animai e cibi raffinati è andato troppo oltre: un meccanismo di interessi commerciali e produttivi ha completamente sovvertito le abitudini alimentari dell'uomo e hanno sovraccaricato il mercato di prodotti animali e cibi impoveriti dai trattamenti industriali, determinando il più grave fattore di rischio per la salute che affligge oggi il mondo occidentale.
L'aumento del consumo di carne, in particolare di carni rosse o conservate (salumi), ha contribuito all'aumento di malattie quali l'arteriosclerosi, l'ipertensione, il tumore dell'intestino e allo stomaco.
I grassi presenti nelle carni suine e bovine e nei latticini (gli acidi grassi saturi) sono responsabili dell'aumento del colesterolo nel sangue, fattore di rischio delle malattie cardiovascolari. Il consumo di carni non dovrebbe superare i 500 grammi a settimana. Per i formaggi è sufficiente una porzione a settimana. Tra i latticini è preferibile lo yogurt, per il suo contenuto di fermenti lattici. Possibilmente bianco e magro.

Frutta, verdura e semi
Sono indispensabili nella nostra alimentazione cinque porzioni al giorno di frutta e verdura (tre di verdura e due frutti grandi come una mela). Questi cibi sono la fonte primaria di vitamine, minerali e fibre. Frutta e verdura vanno preferite di stagione (anche per condire la pasta) e coltivate nella zona dove viviamo: quelle di serra o provenienti dall'estero contengono pochissime sostanze nutritive. I semi sono importanti perché ricchi di vitamine e calcio.

Il pesce

Pesce e prodotti ittici sono la fonte principale di Omega-3, che stimolano le nostre difese immunitarie, hanno potere antinfiammatorio e aiutano a tenere basso il livello di colesterolo nel sangue, soprattutto il colesterolo LDL e i trigliceridi. Meglio evitare il pesce di allevamento, che solitamente ha carni più inquinate, preferire quello pescato e di piccolo taglio. Attenzione ai crostacei che contengono molto colesterolo.

27/08/15

Un po’ di sale? No, grazie

Un consumo eccessivo di sale danneggia gravemente la salute, ed è ormai provato che in Italia se ne consuma molto di più rispetto al fabbisogno del nostro organismo. Il risultato non è confortante: abbiamo infatti una mortalità maggiore per infarto e ictus.
Un consumo elevato di sale, infatti comporta una serie di effetti che vanno a ripercuotersi principalmente sul sistema cardio-vascolare, a cominciare dal sovrappeso per finire con l’ipertensione arteriosa. Ma non solo al cuore fa male il sale: consumi elevati di cloruro di sodio, infatti, favoriscono il cancro allo stomaco, favorendo la crescita dell’Helicobacter pylori, un battere che provoca ance ulcere gastriche e duodenali. Inoltre fa aumentare il rischio di perdita di calcio nelle urine favorendo la formazione di calcoli renali. L’aumento della perdita di calcio nelle urine avviene a scapito del calcio contenuto nelle ossa, aumentando in questo modo il rischio di osteoporosi.
A conferma dei sospetti sulla dannosità del sale uno studio di alcuni epidemiologi dell’Istituto superiore di sanità di Roma. Lo studio partiva da un dato che sembrava destinato a non aver risposta: perché in Toscana e in Umbria i tassi di mortalità per infarto e ictus sono di gran lunga inferiori a quelli delle altre regioni italiane? Finché gli studiosi non hanno finalmente capito che il segreto sta nel pane: quello che si consuma in queste regioni, infatti, non è salato.
Gli studi internazionali già dal 1988 additano l’Italia come paese con elevato consumo di sale, insieme a Spagna e Portogallo. Se l’Organizzazione mondiale della Sanità indica in circa 5 grammi a testa (pari a circa un cucchiaino raso di caffè) la dose giornaliera raccomandata, gli italiani tengono una media di gran lunga più elevata (10-15 grammi giornalieri pro capite).
Gli epidemiologi sono convinti che se non si superassero le dosi raccomandate di sale, in Italia si registrerebbero 43 mila ictus e più di 25 mila infarti in meno.
Ma come fare a ridurre il consumo di sale? Per farlo è fondamentale capire quali sono gli alimenti che ne contengono quantità elevate. Circa il 54% della nostra razione quotidiana di sale ci arriva dai processi di produzione e conservazione dei cibi; il 36% durante la preparazione domestica e il 10% circa è contenuto naturalmente nei cibi. Questa piccola parte, da sola, sarebbe sufficiente per le necessità dell’organismo.
Per ridurre drasticamente il consumo di sale nella dieta i governi di alcuni paesi come Gran Bretagna, Giappne, Danimarca e Finlandia hanno incoraggiato le industrie agroalimentari, i ristoranti e le rosticcerie a ridurre gradatamente il sale aggiunto agli alimenti, imponendo un netto aumento di prezzo ai cibi che non si allineano a queste direttive, al fine di scoraggiarne l’acquisto.
Se i livelli di sale contenuti negli alimenti vengono ridotti gradatamente (circa il 5-10% i meno all’anno) nessuno si accorge della differenza di sapore.
Da qui è partita la campagna italiana “Pane mezzo sale”, che riduce da 20 a 10 grammi per chilo di farina la quantità di sale. Finché l’industria agroalimentare non ridurrà l’utilizzo di sale è meglio per i cittadini ridurre le quantità consumate di sughi pronti e cibi in scatola.
Per condire gli alimenti senza superare la dose raccomandata di un cucchiaino da caffè si può integrare con limone, spezie, peperoncino, aglio, aceto balsamico. Meglio eliminare dadi da brodo, senape, ketchup e salsa di soia perché contengono molto sale, e fare uso degli integratori di sali minerali solo se si pratica sport a livello agonistico.

13/07/15

La stitichezza e l'importanza delle bre

L'intestino è una sede fondamentale del sistema immunitario: tenerlo in buona salute, pulito e funzionante significa anche prevenire molte malattie, sia virali che cronico-degenerative. Uno dei problemi più comuni nel mondo occidentale (20% della popolazione adulta) a carico dell'intestino è la stipsi.

Le cause della stitichezza sono principalmente quattro:
  • uno scorretto stile di vita: mancanza di attività fisica regolare, fumo, consumo di alcolici e sostanze tossiche;
  • stress: i fattori emotivi come ansia, preoccupazione e ritmi frenetici si ripercuotono in maniera particolare sul coretto funzionamento dell'intestino
  • farmaci: alcuni tipi di farmaci influiscono negativamente sull'intestino. Sono da limitare in maniera particolare i lassativi irritanti, alcuni antidolorifici, antispastici, antidepressivi, antiepilettici e alcuni tipi di antiacidi
  • scorrette abitudini alimentari: un'alimentazione scarsa di fibre (cereali integrali, legumi, verdure) può essere la causa dell'intestino pigro.


Le fibre vegetali hanno proprietà regolatrici e sono essenziali per il corretto funzionamento intestinale. Le fibre non apportano nutrienti né energia, quindi non vengono assorbite. Le fibre si dividono in due grandi tipologie:
  • le fibre insolubili in acqua, che riducono il tempo di transito delle feci nell'intestino, aumentano la massa fecale, rallentano l'assorbimento dei grassi e svolgono azione disintossicante;
  • le fibre solubili in acqua, che contribuiscono all'eliminazione del colesterolo e rallentano l'assorbimento dei carboidrati.

L'intestino necessita di circa 20/30 grammi di fibre al giorno. Queste devono essere assunte attraverso i cibi: studi clinici hanno dimostrato che gli integratori di fibre sono responsabili della formazione di polipi intestinali.
Per assumere il coretto apporto di fibre è necessario introdurre nella dieta la giusta quantità di frutta e verdura, frequente uso di legumi come fagioli, piselli, ceci, lenticchie e fave e pane integrale. I frutti più ricchi di fibre sono la mela (con la buccia), le prugne, le arance e la frutta secca.
Se non si è abituati a magiare fibre, queste vanno assunte gradatamente nella dieta, poiché possono provocare irritazione intestinale e gonfiori.

04/06/15

Carota nera, l’antitumorale intestinale

Uno studio pubblicato sulla rivista Food Chemistry e firmato dall’australiana Anneline Padayachee, della Queensland University, mette al centro la carota nera, un ortaggio naturale utilizzato da tempo nella cucina asiatica ma ancora difficile da reperire in Italia, sebbene ultimamente sia facendo la sua apparizione nei grossi supermercati.
Secondo lo studio, la carota nera avrebbe grandi benefici per il nostro intestino, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione del tumore al colon. Le proprietà benefiche deriverebbero dall’alto contenuto di polifenoli (antociani), una famiglia di circa 5 mila molecole organiche naturali largamente presenti nel regno vegetale.
A fare la differenza per l’intestino fra la carota nera e altri cibi con alto contenuto di polifenoli (come l’uva e i mirtilli) sarebbe che nella carota nera i polifenoli rimangono legati alle fibre fino alla fase finale della digestione, quella appunto che avviene nel colon.
Oltre ai polifenoli, la carota nera è ricca di vitamine e di selenio.

21/04/15

Il magnesio

Tra le sostanza vitali al nostro organismo, i minerali ricoprono un ruolo di prim’ordine, tanto è vero che di loro è stato detto che “in mancanza di minerali le vitamine non hanno alcuna funzione. In mancanza di vitamine l’organismo può utilizzare i minerali, mentre in mancanza di minerali le vitamine sono inutili” (Charles Northen, ricercatore medico).
L’organismo umano necessità di 7 minerali maggiori e circa 65 in traccia (ma non per questo meno importanti). Se fornito dei minerali di cui necessità, l’organismo può formare le vitamine, gli aminoacidi, le sostanze ghiandolari e gli enzimi, ma non può produrre i minerali maggiori e in traccia.
Tra i minerali maggiori il magnesio è responsabile di circa oltre 325 differenti reazioni biochimiche, tutte fondamentali al corretto funzionamento dell’organismo umano. Ed è dalla presenza del magnesio che dipende lo svolgimento delle funzioni degli altri minerali, come calcio, potassio e sodio.
Lo stile di vita moderno con i suoi alti livelli di stress e regimi alimentari squilibrati tendono a esaurire le riserve di magnesio più di quello che possiamo immaginare. La carenza di magnesio può compromettere molte funzioni fisiologiche importanti e causa stanchezza, stress, nervosismo, mal di testa, crampi muscolari.
Il magnesio attiva un enzima che controlla il corretto equilibrio tra sodio e potassio all’interno delle cellule. Il sodio è mantenuto nel liquido extracellulare e il potassio all’interno della cellula. In questo modo vengono assicurati fisiologici livelli di liquidi nei tessuti indispensabili per l’attività cellulare e la produzione di energia cellulare. Se non ci fossero sufficienti livelli di magnesio, il potassio verrebbe rapidamente eliminato dall’organismo.
Il magnesio lavora anche insieme al calcio: questo importante minerale viene assimilato dall’organismo  eliminando il magnesio dalle varie parti del corpo. Per questo motivo è fondamentale che a un’integrazione di calcio corrisponda anche un’integrazione di magnesio: contrariamente ci si potrebbe sentire peggio.

Le cause delle carenze di magnesio
Le cause principali della carenza di magnesio vanno ricercate nello stile di vita e nei regimi alimentari squilibrati. Una dieta troppo ricca di latte o latticini, quindi ricca di calcio, può influire sulla mancanza di magnesio, come abbiamo spiegato prima. A rischio anche i regimi alimentari ricchi di fibre, latte e zuccheri raffinati: questi alimenti ostacolano l’assorbimento del magnesio a livello intestinale. Altre sostanze “nemiche” del magnesio sono caffé e diuretici, Possono incorrere in carenze di magnesio  tutti gli sportivi e coloro che praticano attività fisica intensa: le riserve di magnesio sono qui bruciate per produrre l’energia necessaria e abbondanti quantità vengono perse durante la sudorazione. Attenzione anche a coloro che hanno patologie gastrointestinali con frequenti episodi di vomito e diarrea. Elevati livelli di minerali vanno mantenuti durante la gravidanza e l’allattamento per ridurre il rischio di un’elevata pressione del sangue che porta a parti prematuri. Altri soggetti che spesso presentano carenze di magnesio sono gli anziani e coloro che assumono alcol in maniera eccessiva.

Le conseguenze della carenza di magnesio
Sono moltissimi i disturbi causati dalla carenza di magnesio perché questo minerale è coinvolto in tantissime funzioni fisiologiche. Carenza di magnesio si possono individuare nelle sindromi premestruali, nella stitichezza, nella stanchezza cronica, nelle coliti, nei gonfiori addominali, nell’eccessivo affaticamento durante l’attività fisica, nell’eccessiva sudorazione, nel nervosismo e nell’insonnia, negli spasmi muscolari.

L’importanza del magnesio
Il magnesio è responsabile del corretto funzionamento di oltre 300 enzimi ed è fondamentale in moltissimi processi metabolici come la glicolisi (trasformazione del glucosio in energia), la sintesi dei grassi, delle proteine e degli acidi nucleici. Partecipa alla trasmissione degli impulsi nervosi, ai processi di mineralizzazione e di sviluppo scheletrico, protegge l’udito, è fondamentale nel rilassamento dei muscoli, compreso quello cardiaco.

Fabbisogni di magnesio e fonti
Il fabbisogno medio giornaliero di magnesio è di 350 mg/die per gli uomini e di 280 mg/die per le donne (che aumenta in caso di gravidanza). Le maggiori concentrazioni di magnesio negli alimenti si trovano nei legumi, nei cereali integrali, nella frutta secca, nei vegetali in foglia verde e nei semi oleosi. Discrete quantità di trovano nella banana, mentre carne, pesce e latte ne contengono quantità scarse.

05/03/15

I capelli fragili e sfibrati

Un capello sano è acido, con un pH tra 4,5 e 5,5 e una struttura della cuticola compatta. Ciò lo rende lucido e brillante. L’elasticità è garantita da un giusto livello di idratazione. Capelli danneggiati e stressati registrano invece pH superiori a 7, la cuticola risulta sollevata e opaca. Anche la corteccia è maggiormente esposta e i capelli possono facilmente disidratarsi e diventare secchi. Con l’uso di pettine e spazzola si possono provocare quindi danni meccanici. Ma altri fattori contribuiscono a rendere i capelli fragili e opachi: i fattori ambientali (raggi UV e umidità), termici (phon, casco, ferri e piastre) e chimici (trattamenti di stiratura, permanente, tinta e decolorazione). Oltre a questi fattori esterni contribuiscono alcuni importanti fattori interni quali l’alimentazione, la presenza di patologie della cute e del cuoio capelluto, gli squilibri del metabolismo e lo stress psico-fisico.
Il capello danneggiato va trattato con prodotti specifici idonei a rimuovere, oltre alla normale sporcizia, anche la secrezione sebacea e i residui della desquamazione cellulare. Per ristrutturare e fortificare i capelli è bene lavarli con prodotti che contengono estratti di frutta (per l’elevato contenuto di vitamine A e C) e sali minerali, sostanze naturali antiossidanti. Al normale shampoo si può aggiungere una crema o maschera nutriente con componenti che aiutino a rinforzare la guaina protettiva del capello (olio di jojoba, burro di karité, ceramide).

05/02/15

I problemi del cuoio capelluto

L’inquinamento ambientale, l’attività sportiva e l’aumento della vita sociale hanno per conseguenza una maggiore frequenza dei lavaggi. Il cuoio capelluto reagisce a ciò aumentando la propria sensibilità. Detersioni troppo frequenti o aggressive possono provocare stati di squilibrio che si manifestano con prurito, bruciore, produzione eccessiva di forfora e dermatiti seborroiche.

La forfora
È  l’alterazione  tipica del cuoio capelluto, che aumenta in modo eccessivo la naturale desquamazione. Il disturbo è molto diffuso e causa disagi relazionali, perché le squame cornee che si distaccano si aggregano in raggruppamenti bianchi visibili. Seppure il problema è allo studio da molti anni non è stato ancora possibile identificare con certezza le cause scatenanti del problema. Tuttavia è dimostrata l’influenza negativa di prodotti detergenti troppo aggressivi, la maggiore incidenza in individui con pelle sensibile e lo stress psico-fisico.

Dermatite seborroica
Alla radice di ogni capello sta una ghiandola che produce il sebo indispensabile per la salute del capello e del cuoio capelluto. Il sebo protegge infatti dalle aggressioni ambientali, chimiche, termiche e meccaniche. Quando la secrezione del sebo è alterata da fattori esterni (stati ormonali, stress, stati patologici) diventa eccessiva e ristagna sul cuoio capelluto. I capelli tendono a diventare grassi e pesanti, con una colorazione spenta e opaca.
Il cuoio capelluto sensibile va trattato con prodotti ultradelicati, con principi attivi che aiutano ad alleviare il prurito o l’arrossamento, con il giusto potere sgrassante a seconda che la forfora sia secca o grassa. I principi attivi devono tendere a riequilibrare la flora batterica a apportare alti livelli di idratazione o svolgere funzioni sebo-regolatrici. Nel caso di dermatiti seborroiche sarà utile l’aggiunta di un componente antimicotico. Gli stati desquamativi e irritativi si trattano con sostanze lenitive, antistatiche, lisicanti e che aiutino a ricompattare le scaglie cuticolari (succo di aloe vera, estratto di ninfea).

03/01/15

Forever Lite Ultra

Forever Lite Ultra con Aminogen (marchio registrato di Triarco Industries protetto da brevetto U.S. N. 5.387.422) si inserisce perfettamente nel tuo programma Forever per migliorare lo stile e le abitudini di vita. Forever Lite Ultra completa un nuovo modo di pensare grazie alle nuove tecnologie e ti aiuta a mantenere una dieta e uno stile di vita sano. Due dosi al giorno di Forver Lite Ultra miscelate con 300 ml. di latte scremato coprono il 100% del fabbisogno giornaliero raccomandato di vitamine e minerali come si può osservare dalla tabella dei valori nutrizionali.

Forever Lite Ultra apporta 18 fra i più importanti aminoacidi fra quali quelli essenziali, non essenziali e gli acidi a catena complessa. Da oggi, grazie a Forever Lite Ultra potete trarre beneficio dalle più recenti scoperte scientifiche nel campo dell'alimentazione senza dover rinunciare al gusto. Forever Lite Ultra è parte integrante del Clean 9, un programma che oltre ad insegnare a prendersi cura della propria salute, indirizza anche sulla strada giusta per un controllo del peso efficace e duraturo.

VALORI NUTRIZIONALI


Ingredienti: Proteine della soia isolate, Creamer (olio di girasole, maltodestrine), fruttosio, aroma naturale di vaniglia/cioccolato, sale potassico dell'acido ortofosforico (Tripotassio fosfato), Fos (fruttoligosaccaridi), sale sodico dell'acido ortofosforico (Trisodio fosfato), stabilizzante E412, magnesio ossido, Aminogen® (enzimi proteolitici), agente di carica (E 1101 (i)), emulsionante (E 322), dolcificante (E 955), calcio carbonato, acido ascorbico, fumarato ferroso, D-Alfa tocoferil acetato, nicotinaide, potassio ioduro, zinco ossido, manganese solfato, biotina, calcio pantotenato, retinil palitato, rame solfato, lievito di birra, piridossina cloridato, tiamina cloridato, colecalciferolo, riboflavina, acido pteroil monoglutamico (acido folico), sodio selenito, cianocobalamina. Contenuto: 524 g., circa 21 dosi per confezione. Consigli per l'uso: sciogliere un misurino di polvere in 300 ml di latte scremato e mescolare bene. Il misurino è contenuto nella confezione. Può essere aggiunto ghiaccio, fratta a pezzi o in succo. È possibile scogliere la polvere in acqua al posto del latte scremato, in questo modo verranno ridotti gli apporti di carboidrati e aminoacidi. Agitare il barattolo prima dell'uso. Prezzo: 31,08 iva inclusa.